METALHEAD


ASAGRAUM – “Dawn of Infinite Fire”

by on Set.21, 2019, under ALBUM, A

(Edged Circle Productions) Inquietanti le Asagraum, band black metal dall’Olanda… tutta al femminile. Che sia subito chiaro: queste ragazze non hanno nulla da invidiare a qualsivoglia band di colleghi maschi, sia dal punto di vista musicale che da quello vocale, visto che il timbro di voce della frontwoman Obscura supera di gran lunga la potenza, la ferocia e la malvagità di molti vocalist in circolazione. La band è efficace, coinvolgente, travolgente… tanto che se ne sono accorti anche su in Norvegia, patria di queste sonorità, e \ queste streghe suoneranno al mitico Inferno metal Fest del 2020. Il disco, per quanto estremo, riesce a bilanciare in maniera favolosa il black vecchia scuola con divagazioni atmosferiche, senza per nulla abbracciare teorie ambient o symphonic: le Asagraum non mollano, non rallentano, tuonano come demoniache valchirie, ma aggiungono un tocco epico e drammatico che innalza mostruosamente il livello di questo album che ama farsi ascoltare a ripetizione. “They Crawl from the Broken Circle” apre devastando tutto: batteria feroce, linee vocali selvagge, ma il mid tempo atmosferico non tarda ad arrivare, scandito da arpeggi angoscianti e linee di basso esaltanti. Stupenda la parentesi drammatica a base di tremolo nella veloce “The Lightless Inferno“, brano che poi contiene una divagazione remotamente progressiva. Più tirata ma con epilogo epico “Abomination’s Altar“, intensa ed avvincente “Guahaihoque”, canzone che offre anche un assolo atmosferico molto emozionante. Arpeggi profondi, groove solenne e blast beat poderosi sulla title track. Subdolamente demoniaca “Beyond the Black Vortex”, favolosa l’ambientazione arricchita da cori clean sulla conclusiva “Waar ik ben komt de dood”, uno dei brani più belli e variegati del disco. Questo secondo album è una mazzata pazzesca: glaciale ma organico, brutale ma suggestivo, una crociata nel nome della blasfemia sempre supportata da suggerimenti perversi che strisciano nei brani come serpenti dannati per l’eternità. Songwriting ambizioso ed estremamente coerente, tecnica di alto livello e visione globale azzeccata!

(Luca Zakk) Voto: 8/10

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