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TYGERS OF PAN TANG – “Ritual”

by on Nov.16, 2019, under ALBUM, T

(Mighty Music) Sull’universale fonte di cultura chiamata ‘Wikipedia’, cercando informazioni sui Metallica emerge una frase che recita, più o meno: ‘I Metallica si formarono a Los Angeles nel 1981 quando il batterista di origini danesi Lars Ulrich mise un annuncio sul giornale […] il quale recitava -batterista cerca altri musicisti metal per improvvisare con Tygers of Pan Tang, Diamond Head e Iron Maiden-‘. I Metallica da allora sono cambiati molto, nonostante una line-up molto stabile (bassisti a parte)… e c’è chi giura siano cambiati in peggio (presente!). I Tygers of Pan Tang, invece, hanno subito un’apocalisse di cambi di line up… ma… MA… il loro heavy metal continua a spaccare il culo e, forse, anche oggi circolano annunci (ovviamente sul web, la stampa cartacea è obsoleta) di musicisti che cercano altri musicisti per suonare roba heavy, citando il gruppo di Robb Weir! Una band che da svariati anni, tra l’altro, vanta una line-up stabilissima e dannatamente poderosa: non solo c’è l’immortale master mind Robb… al suo fianco c’è il chitarrista sciupa femmine (parole di Jacopo!) Michael McCrystal, quel re del groove Gav Gray al basso, quel picchia duro di Craig Ellis alla batteria e… davanti il poderoso Jacopo Meille con la sua favolosa voce! Dopo il superlativo album omonimo del 2016 (recensione qui) temevo il peggio, anche perché è noto quanto sia estremamente difficile replicare o superare dei capolavori. Infatti, i primi ascolti di “Ritual” non mi hanno scatenato quegli eccessi di vibrazioni come successe con il precedente lavoro, tanto che mi misi alla ricerca un modo elegante per ‘bocciare’ il dodicesimo album di una della band più essenziali della scena metal mondiale. Ma ad un certo punto, con una sigaretta, un drink, la mente persa nell’oscurità infranta dal bagliore del monitor, davanti ad un articolo ancora vuoto… ecco che il ritornello di brani come “White Lines” ha iniziato ad affacciarsi con prepotenza nei miei pensieri, invadendoli, prendendone possesso! Psicologia inconscia della musica: questo può succedere solo con album di livello elevatissimo! “Worlds Apart” apre con ferocia e predominio. Un brutale esempio di come il NWOBHM dovrebbe e DEVE suonare: basso metallico, ritmica travolgente, riff letale, puro headbanging e linee vocali ricche di superbia con refrain leggendario… ed ovviamente un assolo che spacca! “Destiny” è un assalto frontale ricco di melodie intense, linee vocali contorte coronate da un ritornello epico ed un altro assolo dal gusto virtuoso. Lasciva “Rescue Me”, massacrante “Raise Some Hell”, pesante come il piombo “Spoils of War”. “White Lines” è sesso tradotto in musica, mentre “Words Cut Like Knives“ aggiunge una possente dose si struggente romanticismo. Heavy metal di una purezza a 24 carati con “Damn You!” (adoro quell’accenno di growl!), pura provocazione d’altri tempi con “Love Will Find A Way” mentre sono deliziosamente oscure le due tracce conclusive: “The Art of Noise” e “Sail On”. Robb è una specie di dio oscuro del metal. La sua band? Sono i suoi diavoli, i suoi scagnozzi, i suoi complici. Assieme commettono crimini efferati, omicidi spietati, oltraggi estremi. Ammesso, e non concesso, che un tribunale li possa mai giudicare, la sentenza reciterebbe qualcosa come ‘omicidio preterintenzionale’. Le vittime? Tutte quelle band che ci hanno provato senza la persistenza per farcela, o che ce l’hanno fatta ma non hanno vinto il tempo… oppure ci sono arrivati ma non sono riusciti a rimare sul trono per più di un disco o due. I Tygers Of Pan Tang, dopo oltre 40 anni, continuano ad esserci, sono una garanzia, segnano il ritmo, marcano il passo, guidano la massa e annullano la concorrenza! “Ritual” scrive con il sangue un’altra pagina indelebile dell’enciclopedia del Metal!

(Luca Zakk) Voto: 10/10

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