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GEISTERCHOR – “Requiem”

by on Feb.08, 2020, under ALBUM, G

(autoprodotto) “Requiem” è di difficile digestione. Lo si può vedere come una produzione originale e dannatamente geniale, oppure come una schifezza immonda, inascoltabile. Il problema è che il limite che divide questi due apparentemente lontani opposti è maledettamente fragile, quasi inesistente. Oltre che essere assolutamente soggettivo. Tanto per cominciare Geisterchor non è nemmeno una band, ma un collettivo musicale Italiano. Un collettivo musicale è di fatto un gruppo musicale, ma quel ‘gruppo’ significa ‘raggruppamento’, non ‘formazione’, e questo concetto nasconde il fatto che i vari componenti non sono fissi, sono variabili… sia come identità che come numero e l’unica cosa che li accomuna è una direzione stilistica condivisa. “Requiem”, in qualche modo ispirato all’opera di Mozart, è un oscuro viaggio noise industriale, una rituale per la precisione, nel quale il concetto di musica viene capovolto, distorto e in qualche modo devastato. Effetti di tutti i tipi, dall’ecclesiastico all’industriale. Scenografie che si materializzano e dissolvono. Melodie soffuse e distorte che appaiono e scompaiono. Ritmiche di ogni origine e provenienza (sia stilistica che etnica). Parole o poesie in cinque lingue recitate da un vocalist che denota uno stato mentale prettamente instabile. Ispirazioni doom con “Introitus: Requiem Aeternam”, derivazioni rock/punk con “Kyrie Eleison”, noise rock/tribale con “Sequentia: Dies Irae”. Brani come “Sequentia: Tuba Mirum” sono recitazione circondata da atmosfere inquietanti, mentre pezzi come “Sequentia: Rex Tremendae” e “Sequentia: Recordare” svelano allucinazioni psichedeliche che mi ricordano i tedeschi Glomb (qui). Drammatica e tetra “Sequentia: Lacrimosa”, emerge pure un dark rap su “Offertorium: Domine Jesu”, mentre si vaga nel puro ambito occulto con “Offertorium: Hostias”. Non manca un heavy/speed lo-fi (volutamente) mal registrato (“Sanctus”), e nemmeno ansia e sofferenza grazie alla provocante “Benedictus”. Emerge una ipotetica celebrazione di un noise-cult post atomico con “Agnus Dei”, mentre la conclusiva “Communio: Lux Aeterna” sembra l’inizio di un nuovo inquietante capitolo. Materiale strano. Musica? Teatro? Recitazione? Rituale? Messa? Magari nera? Dateci un ascolto…

(Luca Zakk) Voto: s.v.

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