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DUSK OF DELUSION – “Watch Your 6”

by on Mar.17, 2020, under ALBUM, D

(Fantai’Zic) Secondo album per i francesi Dusk of Delusion, il successore di “(F)unfair” uscito un paio di anni fa (recensione qui). Una specie di concept album, visto che ciascuno dei dieci potenti brani parla della Prima Guerra Mondiale, raccontando storie di persone, di personaggi noti o gente qualsiasi, proveniente da tutti i paesi coinvolti, rovistando nei sentimenti, nell’umanità di ogni individuo specialmente quanto egli si trova davanti alla morte. Metal classico spinto ai limiti dello speed, thrash metal che ronza sempre in testa, parentesi di oscurità anni ’90, tanto groove, molta cattiveria ed una palese capacità tecnica di tutti i musicisti, tra l’altro sempre pronti a portare sopra un palco la loro energia. Davvero, è difficile inquadrare i Dusk of Delusion in un genere ben preciso, in quanto il ventaglio che abbracciano è decisamente ed intelligentemente molto ampio. Un singing scatenato quasi di matrice metal core si fa supportare da chitarre sferzanti, a tratti moderne, a tratti palesemente thrash ma molto spesso in linea con un metal più classico, anche se nelle varianti più estreme. Inquietante “Serbian’s Gate”… ma anche aggressiva e travolgente, con quell’assolo thrashy decisamente poderoso, oltre che marcatamente tecnico. Iniezioni di death metal melodico su “The Messenger”. Contorta e drammatica, oltre che pregna di quella decadenza novantiana, la sussultante ”Letters To C”. Poco pacifica ”Ladies’ Path”, canzone comunque coronata da un grandioso assolo. Sofferenza e disperazione con ”Возле Окна”, seduzione melodica con ”Sadness Is My Only Retaliation”. Ribelle e poco gentile ”The Guardians”, mentre “Smiling From Across” è farcita con riff immensi, assoli virtuosi ed una progressione massacrante. Intensa e musicalmente sublime la lunghissima “Verdun”, un brano teatrale, ricco di cambi, di dettagli prorompenti ed una rabbia affiancata a malinconia infinite. La conclusiva ”While He Sleeps” è ispirata a “L’addormentato della valle” del poeta A. Rimbaud: forse il brano più emozionale e ben riuscito del disco… assoli di alto livello, fraseggi di chitarra solista immensi anche durate il triste testo, ritmiche piene di decadenza e mestizia, per una canzone che avvolge, travolge e tocca i sentimenti. Il quintetto francese non scherza: sa suonare, sa comporre, ha ben chiaro il concetto di ‘brano catchy’, ha pezzi micidiali da proporre dal vivo e questo nuovo lavoro è frutto di impegno, dedizione ed infinita passione!

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10

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