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TEMPESTA, “fino a quando avremo paura non saremo mai uomini liberi”

by on Nov.04, 2013, under INTERVISTE

fototempestaCarlo Rota è il bassista dei TEMPESTA, band friuliana che ha appena pubblicato l’ottimo “Scusate per il Sangue”. Si discute con lui del metal in Italia e in italiano, e su quest’ultimo aspetto il nostro ha le idee ben chiare… buona lettura!

Salve Carlo, grazie per questa intervista! Possiamo iniziare tradizionalmente con una presentazione del nuovissimo “Scusate per il Sangue”…
Ciao e grazie a te, “Scusate per il Sangue” è il sesto lavoro in studio per la band, l’album vuole essere un attacco diretto all’ipocrisia di coloro che dirigono il sistema in cui viviamo, ma vuole essere anche una nostra personale presa di coscienza su varie problematiche di cui troppo spesso non si parla.

Non sono riuscito a riconoscere tutti i personaggi in copertina… Ratzinger, Berlusconi, Gheddafi, Obama… e?
Siamo figli di quell’Heavy-Metal che ama ancora i dischi fisici, e diamo il giusto spazio alla parte grafica, non è un caso che tu non abbia riconosciuto il quinto personaggio in copertina, ma la risposta di questa domanda è nascosta tra le immagini del booklet.

Trovo molto coraggiosa la scelta di cantare in italiano… a cosa è dovuta? Non credete che questo, pur permettendovi di esprimervi al meglio, limiti il pubblico al quale potete giungere?
In realtà l’idea di cantare in italiano c’era venuta già parecchi anni fa, purtroppo all’interno del gruppo non tutti erano convinti, e così la decisione è stata rinviata di anno in anno proprio per i motivi che hai elencato tu. Come dicevo prima è stata una presa di coscienza, sentivamo che per noi era giunto il momento di esprimerci non solo con gli strumenti e di condividere i nostri ideali con il pubblico. Per assurdo, da quando cantiamo in madre lingua, abbiamo raggiunto più persone, creando un certo interesse attorno alla band, anche se, a essere sinceri, come tu saprai, esiste già un fitto ‘sottobosco underground’ di gruppi che hanno fatto la nostra stessa scelta, con generi che vanno dall’Hard Rock alla musica più estrema… siamo convinti sia una scena destinata ad esplodere.

Prima che passiamo all’analisi di qualche brano, desideravo chiedervi: c’è un preciso orientamento ideologico dietro i vostri testi (lo so, le domande sulla politica sono le meno ‘politically correct’)?
Decisamente no, parliamo di ciò che non ci piace a prescindere dal ‘colore’ politico. L’unica ideologia che puoi trovare nei nostri testi è la totale convinzione che tutto ciò che sta succedendo può essere cambiato, se certe  idee sono arrivate al potere è colpa nostra che lo abbiamo permesso e sarà colpa nostra se le cose continueranno così – naturalmente intendiamo noi come popolo e non come singole persone. Detto questo, non vogliamo far la parte dei paladini della giustizia, anche noi come tutti abbiamo le nostre ipocrisie ed è proprio da queste che dobbiamo iniziare se davvero vogliamo cambiare le cose.

I brani che mi hanno più colpito, a 360° (quindi per i testi e per la musica), sono la titletrack e “La Paura del Diverso”. Qualche dettaglio?
Inizierò subito col dirti come costruiamo i pezzi, anche per zittire un po’ certe polemiche, lette in giro, che personalmente mi hanno dato piuttosto fastidio, sul fatto che mettiamo la musica in secondo piano.
Scriviamo prima la musica, come abbiamo sempre fatto, dopo di che ci adattiamo i testi, cercando di essere sempre ironici e di nascondervi dei doppi sensi all’interno, in maniera che il vero significato dei testi sia una conquista, non sacrifichiamo mai la parte strumentale, lo scopo che ci siamo prefissati è cercare il giusto equilibrio tra la musica e le parti cantate.
“Scusate per il Sangue” parla dell’arroganza di chi continua a dirci che le cose stanno migliorando, o ancora peggio che vanno bene così; del fatto che se non ci adeguiamo al ‘loro sistema’ saremo emarginati, ma la soluzione è semplice: basta che teniamo bene in mente che questo sistema è nostro e come tale possiamo cambiarlo.
“La paura del diverso” ha un significato ben più nascosto tra le righe, siamo convinti di avere il libero arbitrio su tutto quello che facciamo, ma in realtà la nostra ‘libertà di scelta’ è sempre pilotata, ci viene data la possibilità di scegliere anche solo le piccole cose tra un ventaglio che è stato già deciso da qualcun altro. Uscire dallo schema significa uscire da quel benessere che tutti desiderano, quel finto benessere tra le cui braccia ci addormentiamo ogni giorno sempre di più, ed è per questo che ci è stato insegnato ad aver paura di cambiare. Dobbiamo aver paura di perdere quel poco che abbiamo… e fino a quando avremo paura non saremo mai uomini liberi!

Avete iniziato la vostra carriera nel lontano 1992… come avete visto cambiare il mondo dell’heavy metal italiano in questi venti anni?
Ci sono cose che nel tempo abbiamo notato cambiare, per esempio gruppi osannati dalla stampa ma che nei live venivano bersagliati da lanci di bottiglie e insulti (cosa che per quanto deprecabile dà una chiara visuale del giudizio del pubblico), venire ora, dopo una martellante pressione mediatica, accettati come rivelazioni del genere, questo solo per dire quanto influente sia la stampa nella coscienza collettiva, e quanto potere abbia di pilotare le cose nel tempo.
Le band Heavy Metal italiane sono migliaia in più rispetto al 1992, quando i gruppi conosciuti e apprezzati si potevano contare sulle dita di una mano; ora ci sono molte proposte valide e molte band cercano un loro sound ed una loro entità, spesso mischiando l’Heavy Metal con altri generi. Purtroppo le etichette ultimamente tendono a lavorare sui grandi numeri e preferiscono guadagnare lavorando con tante band, ciò comporta che il budget per la promozione viene disperso tra centinaia di gruppi spesso molto simili tra loro e chi davvero merita tende a perdersi in questo buco nero.

Ancora sul metal italiano: c’è qualche band che vi sembra particolarmente meritevole, ma non ottiene il successo che a vostro giudizio gli spetterebbe?
Dando uno sguardo al passato sicuramente gli In.Si.Dia meritavano molto di più, li vediamo ancora oggi come tra i pionieri del Trash cantato in italiano, mentre i Death SS su tutti meritano sicuramente di essere apprezzati all’estero.

Parliamo adesso della ‘carta stampata’, espressione quanto mai desueta: il fenomeno delle webzine di ambito metal riserva certo maggiore pubblicità ai gruppi non troppo famosi, ma dietro l’angolo c’è sempre il rischio di un certo dilettantismo e di una scarsa preparazione da parte di chi scrive… pericolo che probabilmente era scongiurato quando in Italia c’erano tre magazine cartacei, che scritturavano per forza di cose giornalisti più o meno ‘veri’. Cosa pensate al riguardo?
Come dici tu, il fenomeno webzine ha dato a più gruppi la possibilità di essere conosciuti, ma è anche vero che sul web le notizie tendono a scorrere troppo velocemente, dato che a volte si vede solo per pochi giorni la notizia o recensione sulla band. Avere un articolo su una rivista cartacea ha sempre il suo fascino, d’altra parte ricordo la nostra prima recensione su una rivista di tiratura nazionale, recensione uscita nel 2005, ben sei mesi dopo l’invio del materiale promozionale. La sensazione attuale è che se non si ha un’etichetta che lavora alle tue  spalle sulle riviste è molto difficile arrivare ancora al giorno d’oggi, quindi a conti fatti pensiamo alle webzine con scrittori professionali o meno come una parte indispensabile di questo ‘ecosistema’ di metallo.

Si suona dal vivo in Friuli? Avete la possibilità di esibirvi regolarmente?
Locali dove suonare ce ne sono sicuramente, non tutti sono attrezzati per i live ma ci si adegua senza problemi di volta in volta, il periodo più attivo è sicuramente l’estate dove troviamo parecchie occasioni in più visti i grandi spazzi aperti che offre la nostra zona. Come credo dappertutto ci si deve sbattere per creare ‘la situazione adatta’; è in quest’ottica che abbiamo iniziato già ora ad organizzare per questa estate un grosso evento metal nella nostra zona.

La fine dell’intervista spetta naturalmente a te… grazie per il vostro tempo e a presto!
Saluto tutti i lettori di MetalHead e vi ringrazio per questo spazio, ricordo il sito del gruppo www.tempestaband.it e spero abbiate l’occasione di venirci a vedere dal vivo,  ricordo che l’album è disponibile su tutti i media store e i vari servizi di streamming audio tipo Spotify, Deezer e affini… se l’album vi è piaciuto contattateci e seguiteci altrimenti… Scusate per il sangue!

 

(Renato de Filippis)

Recensione

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