METALHEAD


CIRITH UNGOL – “Servants of Chaos”

by on Gen.10, 2012, under ALBUM, C

(Metal Blade/Audioglobe) Ritorna finalmente sul mercato, dopo una lunga assenza, la doppia raccolta celebrativa che raccoglie 31 brani rari o inediti dei Cirith Ungol, la storica e sfortunata band californiana che ha contribuito in maniera decisiva alla nascita dell’epic e del dark metal. Stavolta nel package è incluso anche un dvd bonus, che presenta un concerto tenuto dalla band il 9 settembre 1984, dunque nel momento del proprio massimo splendore. La qualità video (le riprese sono effettuate con una sola telecamera a fondo sala) e il suono sono sufficienti, e vedere la band all’opera è davvero uno splendido regalo per questo inizio di 2012: stupisce in particolare la gestualità indiavolata di Tim Baker, mattatore e istrione che avrebbe meritato più vaste platee. Il compianto Jerry Fogle è invece meno appariscente ma sempre preciso; Robert Garven scompare dietro la propria gigantesca batteria, mentre Flint si ritaglia i propri momenti di gloria su “Master of the Pit” e “King of Dead”. La scaletta, infatti, pesca a piene mani dal secondo album, appunto “King of the Dead”, all’epoca pubblicato da poco: sei brani degli otto in scaletta vengono da questo lp dannato e malsano, mentre “I’m alive” e “Frost and Fire” rappresentano il debut. Colpisce vedere, allineati sulla pedana della batteria, diverse copie degli oggi introvabili vinili della band. Passiamo adesso alla parte audio. Il primo cd contiene, con una sola eccezione, brani del periodo 1978-1990, dunque dell’epoca di “Frost and Fire”: le versioni alternative della titletrack, di “I’m alive”, di “Better off dead” sono zeppe di suoni sintetizzati che le rendono schegge di psichedelia impazzita, e nel lotto rientra benissimo anche l’inedito “Hype Performance”. Aggressiva e già del tutto ungoliana la versione studio di “Last Laugh”, che finora conoscevamo soltanto quale bonustrack live della riedizione Metal Blade di “King of the Dead”. “Eyes” ci mostra invece gli Ungol alle prese con sonorità molto più leggere, quasi solari rispetto a quelle cui ci hanno abituato. Per “100 Mph” concordo senza dubbio con le note di commento di Greg Lindstrom: è una versione più energica e potente di quella apparsa di “One Foot in Hell”! Dopo la veloce “Bit of the Worm” abbiamo una serie di strumentali fra i quali spiccano una lisergica versione di “Maybe that’s why” e una lunghissima, acida “Darkness weaves”. Il secondo disco è sotto molti profili più interessante, perché contiene numerose versioni alternative dei brani di “Paradise Lost”: in tutti i casi, tranne forse per “Chaos rising”, il rough mix è migliore della spenta versione ufficiale. Completano il lotto la versione originale di “Death of the Sun”, quella apparsa sulla prima storica compilation della Metal Blade, la scherzosa cover di uno show tv americano (“Secret Agent Man”) e una buona mezzora di live (nel set sono incluse anche “Last Laugh” e “Cirith Ungol”, già apparse sulle ristampe dei primi due dischi). Se non avete l’edizione del 2001, non avete scuse per lasciarvi sfuggire una seconda volta “Servants of Chaos”!

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

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