METALHEAD


SABATON – “Heroes”

by on Mag.20, 2014, under ALBUM, S

copsabaton3(Nuclear Blast/Audioglobe) So di essere una voce fuori dal coro. Non mi sono lasciato influenzare da colleghi italiani, ma in questi giorni ho letto diverse recensioni tedesche e il giudizio è unanime: il nuovo disco dei Sabaton è un capolavoro degno delle più entusiastiche descrizioni. Sono quasi imbarazzato nel dire che non sono d’accordo. Gli svedesi hanno sicuramente composto ottimi dischi di power metal (il mio preferito resta “The Art of War”), ma hanno già esaurito la benzina – e i problemi di lineup non li hanno di certo aiutati. Indovinata la formula, i nostri l’hanno già sfruttata all’inverosimile, e questo “Heroes” resta monoliticamente identico a ciò che l’ha preceduto, sia sotto il profilo testuale (ancora e soltanto una serie di brani dedicati a fatti e figure della guerra, quasi sempre del XX. Secolo) che – soprattutto – sotto quello musicale. “Night Witches”, la opener del nuovo disco, non si sposta di una virgola da quello che già conosciamo: cori pomposi, produzione boombastica, melodia accattivante, refrain da pugno alzato. Stupisce piuttosto la durata incredibilmente breve, tre minuti esatti. L’album arriverà a durarne in tutto 37, con dieci brani (mai più lunghi di quattro minuti e mezzo), di cui due già usciti come singolo: avanza una mezzora scarsa di musica. Va un po’ di meglio con “No Bullets fly”, al cui ritornello è davvero impossibile dire di no; ma il break è naturalmente rubato ai Maiden. “Inmate 4589” è il solito mid-tempo sugli orrori del nazismo e dei campi di concentramento; definiamo simpatico, per non fare i criticoni a tutti i costi, l’esperimento similwestern di “To Hell and back” (peraltro, stranamente, primo singolo estratto). Buona la ballad-pachiderma “The Ballad of Bull”, poi finalmente c’è un pezzo degno dei primi dischi: “Resist and bite” ha il tiro giusto per fare sfracelli e un guitar working estremamente convincente. La pesante “Hearts of Iron”, con la sua non necessaria citazione dall’”Aria sulla quarta corda” di Bach, chiude un album che sicuramente indovina più di un passaggio, ma che a conti fatti è una fotocopia di cose che abbiamo già ascoltato a lungo. Spero di non essere profetico, ma mi sembra che la parabola dei Sabaton si stia avvicinando pericolosamente a quella dei Manowar: una band partita col botto, che poi ha finito per riciclare se stessa e potrebbe trasformarsi nella parodia di ciò che era.

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

 

Attenzione / Warning

È vietato copiare, riprodurre, ripubblicare, pubblicare, visualizzare pubblicamente, codificare, tradurre, trasmettere o distribuire qualsiasi parte o contenuto di questo articolo senza previo consenso scritto da parte di METALHEAD.IT. È tuttavia liberamente consentito pubblicare un link diretto a questo articolo sui vostro canali e social network.

It's forbidden to copy, take screenshot, repost, publish, broadcast, show in public, encode, translate, transmit or distribute any section or content of this article without a written approval by METALHEAD.IT. It's allowed to post or publish a direct link to this article on your channels or social networks.

:

Comments are closed.