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TELEPATHY – “12 Areas”

by on Ago.13, 2014, under ALBUM, T

copTELEPATHY(Devouter Records) Un vento freddo che soffia poderoso, gelando il volto, il sangue, le sensazioni. E nell’intensità del freddo si materializzano suoni complessi, penetranti, ossessivi capaci di portare ad uno stato di non coscienza, di alterazione percettiva. Debutto discografico per gli inglesi Telepathy, scultori di una ottima opera post metal e sludge, con dosi imponenti di componenti ambientali e drone. Sette tracce (34 minuti) di puro viaggio cerebrale, dove il suono e la musica sono la componente dominante (è un album strumentale). I Telepathy sono infatti la band perfetta per una label come la Devouter che cura anche i superlativi Make, ed anche questa volta l’esperienza acustica nella quale ci si imbatte è assurda e spinge direttamente nel concept dell’album stesso, il quale esplora quelle inspiegabili sensazioni, quei magici momenti, quei risvolti oscuri della mente umana che giungono alla nostra percezione attraverso gli sfuggenti ricordi i sogni. Ma è l’onironautica il vero punto focale di “12 Areas”, ed ogni singolo suono nell’album è concepito per confondere la coscienza, la percezione della realtà, alimentando il sogno, l’incubo, l’esperienza assurda, spingendo verso una dimensione parallela, la quale potrebbe di fatto essere quella più vera. “12 Areas” è rilassante, anche se i riff integrati sono potentissimi in perfetto stile sludge; ma le componenti space rock ed ambientali rendono il tutto meno diretto e più intenso, generando la perfetta colonna sonora per esperienze extra-mentali. Immensa “Cystine Knot”: un pezzo poderoso, grintoso, dove ogni componente strumentale viene evidenziata (cosa comune in tutto il disco, il quale è mixato veramente bene). “Cystine Knot” ha una componente metal intensa e le ritmiche riescono ad essere drone ma anche meno automatiche e più emozionanti, offrendo spazi a momenti profondi -rilassanti- i quali vengono poi spazzati via con decisione da un intensificarsi della potenza sonora, fino alla colossale ritmica conclusiva. “To Kiss The Ocean’s Floor” un pezzo che spazia dalla dolcezza di un’alba in riva al lago, fino all’isterismo di una proibizione forzata del sonno, dove suoni violenti che vengono evidenziati anche dalla doppia cassa portano ad uno stato di sconvolgimento. “Breath – Motion” è angosciante nella prima parte -la quale include dettagli di scuola death metal- per diventare graffiante, pesante e costellata da dettagli provenienti dal cosmo. Un album suonato perfettamente, concepito con cinico desiderio di deviare il pensiero, alterare il meccanismo del ragionamento, fondere la realtà onirica con quella fisica. Cosa che riesce a fare con sublime perfezione.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10

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