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1349 – “Massive Cauldron of Chaos”

by on Set.22, 2014, under ALBUM, 0-9

cop1349(Indie Recordings) Credo di essere l’anti-tutto. L’anti-media. L’anti-pensiero comune. Ed il tutto, la media ed il pensiero comune hanno sempre detto di tutto sui 1349. E’ stata definita band media, band povera di idee, band che va avanti solo perché c’è Frost alla batteria. Cazzate. E che dire della loro discografia? “Demonoir” è un grande album, che però ha riscosso voti mediocri. E “Revelations Of The Black Flame”? Bocciato da tutti, specie quelli che prima accusavano la band di fare il solito black, gente che poi non sa cogliere la geniale divagazione sperimentale con la sua intensa oscurità. Sapete cosa? Credo proprio che ai 1349 non freghi nulla. E, francamente, nemmeno a me ovvero uno dei pochi apparentemente convinti che questa band è devastante, un insieme di genio e violenza che sono una forma d’arte propria. E cosa succede poi? Tutte quelle parole prodotte a caso senza capire nulla ottengono come risposta un colossale dito medio da parte dei Norvegesi: “Massive Cauldron of Chaos” è di nuovo un album fatto come gira alla band. Proprio senza dare un minimo peso ai gusti della gente! Ed è così che deve essere! Allora se “Hellfire” era brutale, se “Revelations…” era strano e perverso, se “Demonoir” era brutalmente criptico… “McoC” è un nefasto pugno in faccia, un dannato diretto sul muso. Qui non c’è più motivo di considerare la band troppo estrema o troppo complessa o troppo strana. Qui c’è solo da leccarsi le ferite che verranno inferte, perché la brutalità e l’oscurità della band sono state rese fruibili, dirette, chiare ed esplicite, anche grazie ad un ottimo (ab)uso di riffing di origine thrash. La prima delle otto tracce è “Cauldron”: spietata, veloce ma chirurgicamente precisa; ogni pugnalata arriva a segno offrendo alla vittima la chiara sensazione dell’origine, della provenienza della lama, della mano che la brandisce. “Slaves” è ugualmente crudele, anche se lascia materializzare idee melodiche e brevi assoli, velocissimi licks posti in momenti della canzone non certamente ovvi: un’ottima idea, in quanto la sostanziale linearità (ed efficacia) della canzone riesce ad elevarsi ad una dimensione più alta, più dominante… con il supporto di un singing che specialmente nel ritornello è stupendo. “Exorcism” è selvaggia, trasuda altro thrash sia nel riff principale che nei cambi, i quali tuttavia lasciano emergere attraenti licks di chitarra suonati a velocità assurde, dando un ottimo valore melodico ad un pezzo brutale, con un ritornello pesantissimo. Headbanging selvaggio con “Postmortem”: una canzone con una costante variazione di tempo, sempre dannatamente crudele, sempre pensata per uccidere, una canzone che data la non costante iper-velocità mette in mostra la qualità delle produzione, facendo percepire con dettaglio ogni singolo strumento (il basso in questa canzone è una goduria!). Forse in parte più legata alla tradizione della band è “Mengele’s”, una canzone spietata che a metà durata offre una parentesi inquietante dove ancora una volta ogni strumento è risaltato con cura e precisione, mentre il relativamente lungo assolo di chitarra e i cambi di riff improvvisi contribuiscono ad offrire un’idea diversa e molto coinvolgente. “Chained” è puro immondo piacere: una canzone con un riff black/thrash violento, un cantato disumano, il tutto compresso in una sezione che sembra portare ad un altro livello, il quale sembra non arrivare mai… un’attesa lacerante che verso i due minuti diventa un riff cadenzato, un drumming ossessivo ed una stupenda sensazione di inospitalità; Indovianto l’intermezzo di basso che si materializza all’improvviso per riproporre ritmica pulsante e successiva nuova dose di tortura mentale… il pezzo più riuscito del disco! La conclusiva “Godslayer” -oltre all’invitante titolo- è di nuovo un banchetto di riff letali, anche se qui nascono tempi meno tirati, intermezzi divaganti, stupende melodie di chitarra che affiancano le urla selvagge di Ravn, nuovi percorsi scavati con altri riff glaciali ed iper veloci. I 1349 sono una band molto particolare. Hanno il privilegio di piacere o NON piacere. E’ difficile vedere la via di mezzo, è difficile trovare il tono di grigio. Qui è tutto bianco o tutto nero. Ma con i 1349 il colore si annulla completamente, si azzera la percezione, si distrugge l’insieme di regole. I 1349 sono una band da capire: la si può capire “imparando” o la si può capire perché si è mentalmente allineati con la loro perversione. Altrimenti? Sarebbe meglio tacere. E possibilmente non scrivere…

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10

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