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NAMELESS CRIME – “Stone the Fool”

by on Feb.12, 2015, under ALBUM, N

copnamelesscrime(Revalve Records) Band campana forte di una lunga esperienza, dettata da album che hanno spesso fatto parlare bene la stampa musicale. I Nameless Crime ritornano sotto l’ala di un’etichetta italiana sempre molto attiva e con un album curato e ben rifinito, attraverso processi esecutivi che non risiedono in un unico genere specifico. Diversi i motivi hanno contribuito in tutto ciò: capacità compositiva dei pezzi, sapendoli variare ma tali da farli risultare delle vere canzoni, l’uso di strumenti non rock, come il violino, l’oud, atmosfere riflessive, innestate in situazioni heavy, thrash, hard e alternative rock. I Nameless Crime sfuggono alle definizioni, ma di certo si caratterizzano nella sostanza: quella di avere inciso un ottimo album e la certezza di questo converge nella strumentale “Weepin’ Clouds”, delicata celebrazione del piano con chitarre lisergiche e andanti. I Nameless Crime mostrano la propria dimensione e uno stile personale, ma l’album vorrebbe un’attenzione seria e concreta da parte dell’ascoltatore. È un discorso personalistico, ma c’è l’impressione che sotto le coltri sonore e vocali di “Stone the Fool” risieda un significato più profondo e un’architettura che svela anfratti appena celati. Insomma andare in profondità di “Stone the Fool” significa concedere attenzione. Tuttavia anche l’ascolto superficiale comunica il potenziale della band. Le canzoni celebrano una personalità forte, fatta dall’esperienza, nonostante la band abbia mutato di aspetto nel corso degli anni. La versione della quale vi si rende di conto comprende quattro bonus track, due delle quali acustiche e una cover dei Picnic At The White House, che rimpolpano la quantità e qualità della release. Ci sarebbe molto altro da scrivere, ma ogni discorso su “Stone the Fool” il sottoscritto vorrebbe chiuderlo con “The Big Crunch Theory”, una canzone che ricorda i Faith No More di quando sono diventati più adulti, meno metal (orfani di Jim Martin) e pur conservativi di una varietà sonora intrinseca nel loro modo di suonare. Ecco, questa canzone è la trasposizione di questo discorso, ma con protagonisti i musicisti campani. Atto di maturazione. Un ascolto da vivere e del resto, per usare le stesse parole di Dario Guarino, cantante, “The madman talked, the children listened”.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

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