METALHEAD


IN-SIGHT – “From the Depths”

by on Giu.02, 2012, under ALBUM, I

(logic(il)logic/Andromeda/Atomic Stuff) Nuovo lavoro per gli italiani In-Sight, costruito attraverso dei riff di base agghindati da distorsioni corpose e che aiutano a delineare un melodic death/metalcore solido ma scorrevole. La band nacque grazie alla devozione di Mek (batteria) per lo swedish death metal e quel retaggio si insidia tra le pieghe delle canzoni, pur rivelando appunto un lato contemporaneo, attuale, appunto di tendenza metalcore. Ma in questo album le chitarre si danno notevolmente da fare, attraverso riff che si sommano e si inseguono e offrono alle canzoni una densità notevole. Le chitarre di Riccardo Picchi e di Mattia Stilo sono anche indebitate con il thrash metal, ascoltare l’apertura di “Frost Hate” o le evoluzioni simil Pantera sparse in giro. C’è tanto groove, ci sono chitarre dense di rabbia e di metal arcigno, ma in tutto questo blocco di granito la melodia non lascia mai da sole le canzoni. Anche negli assoli (tanti) quel tasso melodico si solleva e si pone in evidenza. La parte vocale è il frutto di un semi-growling di Andrea Pecora in contrappunto alla voce femminile di Emanuela Antonelli. “Rary”, canzone dall’incipit soffuso, denota un pathos davvero piacevole, “Windin Coil” che corrode e incalza con passo serrato, e “Parasite” sono alcune delle canzoni che si stampano con una notevole immediatezza. Se da una parte gli In-Sight hanno proposto una vasta gamma di forza esposta al passo di un rullo compressore, dall’altra non hanno dimenticato che una serie ordinata e caratterizzante di riffs è la cosa migliore per fare presa su chi ascolta. Tuttavia si ha in alcuni passaggi la sensazione del già sentito, o comunque dei rimandi (se suoni death metal alla svedese in questo si è condannati e questo vale per chiunque, personale opinione). Non si avverte l’effetto novità, ma alla fine dell’album (il quale si chiude con “Informutation” del 2011) ci si rende conto che o swedish death metal o influenze metalcore, questi musicisti hanno comunque uno stile proprio, vuoi per le due (già citate e osannate) chitarre, vuoi per la doppia voce uomo-donna, vuoi per la ritmica precisa di Mek, ma loro qualcosa di proprio lo hanno per davvero. Pensando che se ne sentono di album, da tutta Europa e non solo, che tributano lo stile svedese (quello melodico alla In Flames, Dark Tranquillity ecc.) con suoni laccatissimi e vuoti, almeno gli In-Sight hanno il pregio di farsi notare anche per qualcosa di proprio.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

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