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Ivar Bjørnson & Einar Selvik’s SKUGGSJÁ – “Skuggsjá – A Piece for Mind & Mirror”

by on Lug.17, 2016, under ALBUM, S

copSkuggsja(Season of Mist) Cosa succede quando Enslaved incontra Wardruna? Un’ottima domanda, di non facile risposta. Enslaved non è una band qualsiasi e Wardruna non cade nemmeno nel generale concetto di band o stile musicale. Skuggsjá è un progetto “al debutto”, composto da Ivar, il chitarrista e compositore degli Enslaved e Einar, la mente contorta dietro i Wardruna. Una unione di menti artisticamente sublimi e assolutamente non convenzionali. Il risultato? Sembra quasi scontato … ma è esattamente metallo che incontra e offre supporto alla spiritualità rituale tipica dei Wardruna! Banale? Beh, non esattamente. Questa ora di musica scandita da 10 tracce è una viaggio costante, una emozione senza fine, una potenza devastante ed un innalzamento del livello spirituale senza precedenti, grazie appunto a componenti più fruibili (il metal) e magari anche catchy o capaci di attirare l’attenzione immediatamente. Naturalmente non si tratta di una fila di canzoni dei Wardruna con la chitarra distorta, ma di un complesso lavoro compositivo che vede le due menti produrre una dimensione sonora avvincente e magnetica. Fantastica “Ull Kjem” con una superlativa performance femminile. Ipnotica “Skuggsjá”, ricorda decisamente i Solefald. Le sonorità pesanti appaiono con la lunghissima “Makta Og Vanæra, For All Tid”: metallo e tremolo, growl e scream… ma anche cantici, voci narranti, suoni tribali. Un mix immenso di due mondi lontani nel tempo, vicinissimi nello spazio. Quasi un dark rock etnico “Tore Hund”, mentre l’esplorazioni sciamanica e tribale di “Rop Fra Røynda – Mælt Fra Minne” porta lontano, e quell’etnica, quelle tribù, improvvisamente perdono ubicazione culturale e geografica. Gloria decadente con lo strumentale “Skuggeslåtten”, nel quale la chitarra torna dominante e divinamente possente. Ammaliante ed intima “Kvervandi”, mentre il tribale incontra una ritmica in chiave gitana su “Vitkispá”. “Bøn Om Ending, Bøn Om Byrjing” è un’altra traccia lunga, oltre i dieci minuti e spinge su una dimensione atmosferica con delicati aggiunte di riff tipicamente gothic metal, prima della conclusiva “Ull Gjekk”, la quale accompagna attraverso lande silenziose, nel mezzo di villaggi pieni di rumori rurali e profumi crudi, selvaggi. Con una range di vocalist (maschile e femminile, tutti cantano in norvegese o norvegese antico) e di musicisti ospiti (percussioni, violino tradizionale norvegese, corno e fiati etnici) gli Skuggsjá dipingono un mondo nuovo, etereo, spirituale, magnetico. Nostalgia. Gloria. Fascino. Atmosfere evocative spinte al livello più estremo, conficcate dentro la mente dell’ascoltatore il quale non può evitare di sognare, immaginare, urlare, vagare senza meta in una dimensione surreale maledettamente terrena. E tutto diventerà l’immagine riflessa, tutto convergerà in uno specchio; “Skuggsjá”, per l’appunto. E saranno le anime quella sfuggente immagine riflessa.

(Luca Zakk) Voto: 9/10

 

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