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RED HARVEST – “HyBreed” (Reissue)

by on Gen.13, 2017, under ALBUM, R

(Cold Dark Matter) Ristampa di un oscuro, torbido, allucinato e duro album industrial degli anni ’90. “HyBreed” ritorna con otto canzoni dal vivo, pescate da un concerto dei Red Harvest tenutosi al Blastfest nel 2016. I norvegesi hanno sviluppato nel corso degli anni un sound che ha saputo toccare diversi scenari. L’elettronica è il germe che alberga nella loro musica e l’industrial ne è la diretta conseguenza, ma un retaggio thrash, atmosfere dure e possenti in stile Neurosis, qualcosa del black metal e certamente di riconducibile ai Killing Joke, sono gli aspetti maggiormente distintivi del background musicale dei Red Harvest. “HyBreed” porta con se le tracce degli anni ’90 e dell’industrial del tempo. Di certo i Ministry si possono riconoscere in alcuni passaggi, eppure, l’elettronica che brutalizza la new wave e il dark, un cantato che a volte si dirige più verso il punk che altro e quelle atmosfere smorte e ombrose, fissate su ritmi sequenziali e possenti, contornati da riff ruvidi e pompati da un basso spesso e metallico, rappresentano il marchio di un decennio che ha saputo concepire sia l’industrial, ma al contempo anche sonorità minimali dai connotati noise e tanto devastanti per angoscia e atmosfere. Si pensi ad “After All” ad esempio, molto vicina a quel clima tra Zeni Geva, Neurosis, Helmet e così via. L’atmosfera dell’album è qualcosa di grigio, qualcosa che sente il peso dell’era nucleare, soprattutto “Orzham”, ma ciò avviene anche grazie a qualche composizione che si srotola su un lungo minutaggio. “Monumental” presenta quelle rullate di batteria che si potevano rintracciare in cose dei Cure, ma su un tessuto sonoro che fonde black metal, noise e post rock. Una canzone poi che sembra essere sorella alla terminale e per certi versi più melodica e meno maledetta “The Burning Wheel”. L’oscurità regna sovrana, i terreni sono bruciati e quello che sboccia è maledettamente perso e compromesso, minacciato da una cortina tossica che avvelena ogni cosa e “In Deep” ha proprio quelle sembianze. “HyBreed” rappresenta una disperata e allucinata perdita del tempo, minacce orribili che sopravanzano e una furia sonora che si contorce o esplode in maniera dirompente.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10

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