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ENDEMISE – “Anathema”

by on Mar.03, 2017, under ALBUM, E

(Autoprodotto) Da Ottawa, in Canada, gli Endemise continuano il loro percorso di metallo estremo, con ormai dodici anni di carriera e -con questo- tre album pubblicati (più vari EP). Un disco autoprodotto, nonostante la firma con la Maple Metal Records che pubblicò il precedente lavoro. Ma è un’autoproduzione di qualità, di alto livello e i quaranta minuti mettono a disposizione violenza, rabbia, armonie pseudo-sinfoniche ed un drumming sempre colossale ed inarrestabile. I due fratelli (Dale e David Sauve) che compongono il nucleo degli Endemise hanno lavorato duro ed il risultato si sente, tanto che ogni brano dimostra maturità e vanta arricchimenti intelligenti e ben pensati: le tastiere per esempio, quelle che attirano l’etichetta ‘symphonic’ nell’ambito di questo death/black, non sono mai dominanti; non siamo davanti ad un disco concentrato sulle keys atmosferiche, senza le quali non rimarrebbe assolutamente nulla, anzi, è l’esatto contrario, il core di ogni brano è un riffing feroce, elaborato, spesso ricco di melodia (“Blackening” ne è un esempio palese e veramente valido), con la batteria sempre concepita cinicamente per far sanguinare fino all’esalazione dell’ultimo respiro. Incalzante la title track, emozionante la già citata “Blackening”, ricca di pulsazioni e con arrangiamenti tutt’altro che scontati la bellissima “Procreator”. “Gargoyles: Fragments In Stone” ha un singing furioso, il quale fa ricordare noti loschi figuri della storia Norvegese moderna. “Soma” è un capolavoro di armonia, melodia, composizione e potenza, dove il vocalist ancora una volta dimostra una efficacia estrema impeccabile. Travolgente “Come Serene Dark”, epica e teatrale la conclusiva “Fragments In Flame”. Le canzoni non sono semplici, specialmente per i repentini cambi di tempo, che passano dal cadenzato aperto a parentesi melodiche, ad un pestato forsennato degno di un avantgarde Death Metal, a cavallo tra The Monolith Deathcult e Nile. Ma sono talmente ben scritte, arrangiate e suonate che è impossibile non immaginarle sparate da un palcoscenico. Se dal CD emerge un valido death/black, ricco, contorto e di ottima qualità, dal vivo questo materiale potrebbe essere capace di tirare giù il tetto del locale… o di incendiare l’intera area nel caso di un open air. Non a caso gli Endemise sono un supporter-garanzia per molte band più note che se ne vanno on the road nel nord America. Ma gli Endemise sono arrivati ad un punto della loro carriera nel quale sarebbero loro a dover trainare il carro e non saltare sul vagone della band di turno che passa da quelle parti; anzi, il carro degli Endemise potrebbe avere tanti passeggeri nel caso decidessero di farsi una ‘pacifica’ vacanza a spasso per il vecchio continente: qualità, capacità e livello di devastazione sono ormai perfetti.

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10

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