(Scarlet Records) Il power metal fiero e classico, deciso e inossidabile. Tre anni fa il secondo album “In Memoriam”, QUI recensito, il quale puntava su una manifattura ispirata dai Rhapsody Of Fire e forse Labyrinth. “Mournbraid” si direziona parzialmente su questo percorso e altrettanto verso il power di matrice nordica, dalle fattezze dirette. I punti forti sono la voce di Johan Haraldsson, gloriosa e dalle linee altissime, una trama melodica edificata con tastiere e chitarre che si mostrano poderose e di accompagnamento in più frangenti, del multistrumentista Johan Karlsson. Andreas Viklands alla batteria completa il terzetto svedese, purtroppo però con un kit equalizzato in maniera piatta e troppo artificiale. In poco oltre cinquanta minuti la band esplode cori maestosi, atmosfere ariose attraverso l’enorme contributo di Haraldsson. Una modalità che diventa subito accattivante che fa breccia nei cuori dei puri defender. La grinta è disseminata ovunque, dunque non manca il mordente a un album che presenta però un cantante impegnato e dall’inizio alla fine, mentre la trama musicale segue sempre lo stesso canovaccio. I brani sono infatti per la maggior parte tignosi, oppure come marce in fuga, nel loro incipit o per la loro interezza, ma alla lunga cedono a ritornelli scorrevoli, con strutture che tendono però a ripetersi. “Mournbraid” è un lavoro che fa leva sull’istinto del musicista e le passioni generiche dell’ascoltatore amante del genere, purtroppo senza apportare novità o una maggiore audacia. Infatti gli Evermore fanno leva sul power degli ultimi anni, il quale predilige atmosfere e melodie maestose ma sempre in fuga e agili. Buoni gli assoli di chitarra.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10