(Godz Ov War Productions) Si erano ben distinti con l’esordio “Diabolic Slaughter”, QUI recensito, nel 2022 e ora gli Hellfuck vogliono quanto meno confermarsi nelle intenzioni. Questo irruento e sfacciato speed-thrash metal offre qualche novità e soluzioni attraverso un suonare quasi del tutto istintivo. È l’innato dinamismo della band a portare alcune soluzioni che mostrano casi di una maturazione nel songwriting, rispetto al precedente lavoro. I polacchi restano legati al thrash teutonico degli anni ’80-’90, con sfuriate anche di stampo death metal e con un enorme energia. Sono diretti, concreti e con dei riff all’occorrenza articolati, ritmiche a spron battuto e un cantato che urla senza remore. Nel segno del thrash metal essenziale e irruento, i pezzi di “9 Nails Hammered Into the Flesh of God” – un titolo fantastico, visionario! – rappresentano però un crescendo tra l’opener “Self-Cheat Absolution” e la conclusiva “The Temple of Deceit Burns Bright” che si svolge tra modelli ben rielaborati, come i Kreator, e raffiche di thrash-death senza compromessi. Quella grande capacità di conficcare colpi diretti da parte degli Hellfuck, svela quattro anni dopo l’album d’esordio una cura e progressione nella scrittura dei pezzi che lascia ben sperare per il prossimo lavoro.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10