(Les Acteurs de L’Ombre Productions) È complesso il terzo album di questa entità francese capitanata da Spellbound degli Aorlhac. Non basta un ascolto superficiale per avvicinarcisi. Non basta nemmeno un singolo ascolto… e forse non ne bastano nemmeno dieci. Ma non appena si riesce ad entrare in sintonia con questo livello di complessità, i piaceri che ne possono derivare sono molteplici. Ciò che iniziava ad essere chiaro con il precedente “Tensions” (qui) è ora definitivo: il black metal è ormai solo una componente, in quanto il sound dei Jours Pâles non si pone più limiti, viaggiando verso una teatralità espressiva destabilizzante che impone l’inclusione del prog, del dark, del metal melodico e di qualsiasi altra divagazione musicale che Spellbound ritienga necessaria per scolpire questa immensa dimensione atmosferica. C’è disperazione in “Taciturne”, c’è ansia, c’è psicosi. Geniali quegli accenti di pianoforte in “La Reine De Mes Peines (des Wagons De Détresses)”, un brano con una melodia di chitarra tagliente ed un incedere ritmico devastante. Monumentale “Noire Impériale”, capolavoro di complessità “Les Lueurs d’Autoroutes”, brano prevalentemente black metal, arricchito da una dolcissima voce femminile, quasi a voler manifestare il contrasto tra musica estrema e un testo moderno che mette a confronto spiritualità con una vita urbana tra cemento e strade. Esprime collera contro i social networks “Réseaux Venins”, brano con una chitarra solista incisiva; l’atmosferica “Une Mer Aux Couleurs Désunions” conduce a “Limérence”, altro grandioso pezzo che nella furia del metal estremo inietta poesie sonore melodiche irresistibili. La title track offre un groove incredibile, prima della conclusiva “Terminal Nocturne”, canzone che descrive questa nostra mancanza di idee per il futuro, questa costante ricerca di scuse, questo nostro cammino verso l’autodistruzione. Musica intensa, viscerale, carnale, con uno spettro sonoro vastissimo il quale racchiude testi in lingua madre che esprimono sofferenza, disunità, rotture e pure una descrizione del ruolo distruttivo dei social network nelle già complesse relazioni umane: ancora una volta una personale descrizione di un mondo in decadenza, prigioniero di se stesso, dei suoi attori, del suo passato che continua a dominare la scrittura del futuro. Un mondo nel quale sofferenza, incomprensione ed abuso diventano una sola entità maligna, la vera dannazione, il vero inferno, l’unica vera regola di una società malata priva di speranze, di punti di vista, di obiettivi concreti.

(Luca Zakk) Voto: 9/10