(Osmose Productions) Il 2026 segna i quindici anni di carriera per i Krolok, vissuti sotto il segno del black metal. Lo scorso anno la band di Bratislava ha pubblicato un live album e solo nel 2021 il secondo album in studio “Funeral Winds & Crimson Sky”, QUI recensito. Gli slovacchi hanno da sempre messo in evidenza una buona arte nera, come anche nel primo album “When the Moon Sang Our Songs”, QUI recensito. L’oscurità aleggia nei pezzi dei Krolok, si piega anche a momenti melodicamente solenni e con tratti medievali, oltre alle canoniche oscurità fredde e ostili del genere. I pezzi passano da fasi atmospheric ad altre symphonic, in stile primi Emperor. Si prendano come esempio alcune sezioni della misteriosa, ritualistica e pregevole opener “Hričov”. Nei brani di “Hričov-Súľov-Lietava” si sente scorrere il peso del tempo, cioè le antiche epopee che prendono forma in questo black metal dai tratti sia freddi che variegati. La band sa essere schietta, diretta, con la propria dose di misantropica ferocia, quanto essere un esempio di brillante capacità compositiva attraverso spunti e variazioni sia melodiche che strutturali. Scorre così in circa quaranta minuti un lavoro con esempi medieval dungeon, come la conclusiva “Posledný zárez v čase”, di acoustic ambient, come per “Pod skalnou bránou”, e tutti quei tratti del black metal della sua prima ora esposti già più su. “Hričov-Súľov-Lietava” è una ipotetica colonna sonora di un’epoca lontana tra i castelli dei Carpazi e la misteriosa storia della Slovacchia.
(Alberto Vitale) Voto: 8/10




