(Iron Bonehead Productions) Che band strana i belgi Possession. Esistono da un bel po’ di tempo, da circa quindici anni: hanno in saccoccia una manciata di EP e split… ma solo un altro album, uscito ben nove anni fa. Eppure la loro fiamma continua a bruciare, intensa e gelida, tanto che questo “The Mother of Darkness” conferma la loro fama di adoratori di forze demoniache che si nascondono nei boschi della loro terra, sempre assetati di sangue rubato ai corpi delle anime innocenti. E così, senza tanta propaganda, dal nulla, eccoli con un nuovo disco: cinquanta minuti di tenebre, di zolfo, di caccia selvaggia ad anime piangenti; un safari sanguinario che vede come punto di riferimento questa chiesa nera. I Possession non seguono le mode; il loro sound è tanto black metal quanto death, quanto thrash, arrivando agli istanti antecedenti alla suddivisione della musica estrema in una miriade di filoni diversi. Suonano come antichi Venom, primi Sodom… ma anche come moderni blacksters, attuali blackened deathsters… diventando quindi identificativi, speciali, quasi unici. Non mancano i riff laceranti, non manca la melodia, non mancano gli assoli, non mancano le linee vocali funeree… tutti fattori che “The Black Chapel” mette subito in mostra. Musica che istiga violenza, mosh e danze spaccaossa, spesso interrotta da mid-tempo che torturano le vertebre… tutte cose che “Graveside Prayer” evidenzia con impeto e furia. Avvincente “Exhulted Hearts”, lacerante ma con arrangiamenti geniali “Cry-Shine-Die”, irresistibile la title track. Nessuna pace per gli empi con “Latrodectus Tela”, iconica fin dal titolo “Young Blood Ritual”. Capaci di canzoni così semplici e fruibili, anche se curate e tutt’altro che banali, rieccoli ancora una volta estremamente grezzi ma con intelligenza, infinitamente perversi ma con creatività, decisamente brutali ma con calcolato cinismo. Malati, corrotti, velenosi e ancora una volta meravigliosamente blasfemi!

(Luca Zakk) Voto: 8/10