(Dusktone) Quinto sigillo per i liguri Sator, formazione che a mio parere meriterebbe di essere annoverata tra i grandi dello sludge più pesante, acido ed aggressivo, di cui sono portabandiera alcuni giganti come Eyehategod e Neurosis. A differenza del precedente “Cleansing Ritual”, nel quale facevano capolino alcune sperimentazioni con derive post punk e una vena psichedelica accentuata rispetto al passato, con “The Dying Light” la band genovese torna in buona parte alle origini, con riff pachidermici a profusione, un cantato rabbioso, selvaggio, ai limiti del death metal, e tutti gli ingredienti tipici del genere proposto, ma con l’aggiunta di sporadiche quanto devastanti scariche hardcore, in grado di alzare notevolmente i bpm dei brani senza far perdere loro la benché minima potenza, come dimostra il brano “Purify”, dotato di una ritmica perlopiù sostenuta, con un rallentamento soltanto nella sezione centrale. “The Dancing Plague” è psichedelica, con la chitarra che si sbizzarrisce in assoli acidi e decisamente stoner, sostenuta da un grande lavoro di basso e batteria. Un lavoro che mette in mostra una band coerente dal punto di vista stilistico, ma non per questo fossilizzata o chiusa a contaminazioni.

(Matteo Piotto) Voto: 8/10