(Dark Descent Records) Album d’esordio, preceduto solo da un EP nel 2018 intitolato “First Sermon”, che consacra la versatilità e brillante capacità della band islandese Úlfúð nel maneggiare il black e il death metal. L’opener “Where Strange Lights Dance” è sprigionata da distorsioni ghiacciate, pattern ritmici tellurici, devastanti, un’ondata vagamente alla Naglfar, poi però il seguito vede gli islandesi suonare il death metal nella sua forma scandinava tipica e ovviamente con momenti di oscura ferocia del black metal. Anche “Gods Left Behind” spiattella il black metal nella sua forma più pura e veloce ma alternato da passaggi blackened death metal epici e granitici. Abile Sigurður Jakobsson alla batteria che alza e abbassa i toni, passando da blast beat ad arrangiamenti ritmici regolandosi sulle andature delle chitarre di Eysteinn Orri Sigurðsson e Birkir Kárason. L’album “Of Existential Distortion” racchiude in sé le caratteristiche significative del metal estremo scandinavo e diventa così una sintesi che sceglie il meglio e le peculiarità. Molti passaggi hanno quel qualcosa di epico, legato al melodic e al pagan e dunque alla cultura vichinga che aleggia in certe melodie. Un atto affatto smaccato “Of Existential Distortion”, è di fatto un esempio di forza, oscurità, epicità e dinamismo combinati insieme. l’Islanda degli Úlfúð, una terra lontana e adagiata nell’oceano, avvolta da miti e storie, diventa in questo album un regno percepibile, prossimo.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10