(Autoproduzione) I nord-irlandesi Whiteabbey hanno scelto di essere poco appariscenti per il proprio esordio: copertina e titolo anonimi, e poche informazioni sui contenuti (il disco è comunque un concept diviso in tre parti). Musicalmente siamo su un gothic/symphonic metal con alcuni elementi power. Ha una sua ieratica solennità “Story”, mentre “Banshee”, grazie anche alle tonalità adottate da Tamara Bouwhuis, ricorda i Within Temptation dell’epoca d’oro. Toni morbidamente sinfonici per “Leaving”, funziona meno la ballad “North”, fondata su un refrain troppo semplice e cantilenante. Ai confini del power sinfonico l’accattivante “Once”; l’idea di base di “Vanguard” non è affatto malvagia, ma il brano (forse per inesperienza) finisce per risultare ripetitivo. C’è da limare qualcosa nel songwriting della band, che però non demerita certo nel complesso.

(René Urkus) Voto: 6,5/10