Il loro nome non è ancora noto al grande pubblico, ma i portoghesi Attick Demons hanno dato una bella scossa all’undergound dei defenders con un debutto che reinterpreta al meglio la lezione degli Iron Maiden… ne discutiamo con il batterista Gonçalo Pais.

Salve e grazie mille per questa intervista! Cominciamo come di consueto con una presentazione della band e del vostro album “Atlantis”…

Ciao! Beh, gli Attick Demons sono un gruppo di amici che amano l’heavy metal con un tocco NWOBHM e che hanno deciso quindici anni fa di riunirsi e comporre qualche brano, giusto finché avessero continuato ad amare ciò che facevano. Alcuni membri della band si conoscono da quando avevano 16 o 17 anni e scoprirono di avere la stessa passione, appunto l’heavy metal. “Atlantis” è il nostro primo album, e ci siamo impegnati moltissimo per completare questo piccolo esempio di Heavy Metal.

Che cosa significa il nome della band? Non sono sicuro di averlo capito!

Il nome “Attick Demons” significa molto per noi. Come ho già detto, eravamo ragazzi quando ci incontrammo, e abbiamo suonato per lungo tempo in un attico, iniziando normalmente a suonare alle nove del mattino! Così alcuni vicini cominciarono a chiamarci “quei piccoli demoni che fanno un sacco di rumore il sabato alle 9 di mattina”… e in seguito cominciammo a farlo anche di domenica! Così scegliemmo di essere gli Attick Demons. Questo nome fa ancora tremare alcuni dei nostri vecchi vicini! Sappiamo che non è scritto correttamente, ma fu elaborato 15 anni fa da ragazzi sedicenni e non abbiamo voluto cambiare niente (salvo il suonare il sabato mattina alle 9 in quell’attico… ora proviamo in uno studio!).

Riguardo alla copertina? È connessa con i temi del disco?

In realtà per “Atlantis” abbiamo pensato a copertine differenti da questa, ma dato che Atlantide è una città perduta, noi possiamo soltanto immaginare come fosse, e pensare che fosse uno splendido posto da vedere… quando abbiamo visto l’attuale copertina ci siamo meravigliati, siamo caduti su una sedia e abbiamo cominciato a telefonarci l’un l’altro: questa sarebbe stata la reazione se avessimo potuto vedere Atlantide dal vivo. Per cui quella cover va benissimo!

Le mie canzoni preferite nell’album sono “Sacrifice” e la titletrack, potete dirmi qualcosa di più su questi due brani?

“Sacrifice” riguarda il momento in cui Atlantide fu sommersa dalle acque. I sacerdoti radunarono i migliori abitanti della città, i più intelligenti, coraggiosi, perfetti, e provarono a salvarli per ricominciare altrove con Atlantide e tenere viva la città. Essi furono scelti per essere salvati al posto degli altri atlantidei. Per cui i cittadini “normali” furono di fatto “sacrificati” ad un ideale più grande, quello di tenere viva Atlantide e la sua conoscenza. Per quanto riguarda la titletrack, che è anche uno dei miei brani preferiti: si parla del fatto che Atlantide abbia una terribile armata che, come tutte, non era certo famosa per andare a pesca, ma per la paura che generavano le sue devastazioni e le sue conquiste, tutte compiute nel nome di Atlantide.

Per “Atlantis” avete lavorato con due leggende dell’heavy metal, Ross the Boss e Paul Di’Anno. Potete dirmi qualcosa su questa collaborazione?

Ci è piaciuto moltissimo lavorare con Paul, una grande persona e un grande cantante. Quando è entrato nello studio per registrare e ha cominciato a chiederci se la sua prova ci sembrava buona… diamine, ci siamo sentiti come dei! Chiedici piuttosto se la canzone è buona abbastanza per la tua voce! Mentre noi eravamo già su di giri e totalmente soddisfatti della sua performance, ci ha detto che voleva registrare di nuovo perché poteva eseguire ancora meglio la linea vocale. Ha fatto un ottimo lavoro! Quella stessa notte ha suonato un concerto con noi, abbiamo eseguito “Killers”, “Prowler”, “Running free” e un altro paio di brani… una giornata eccezionale! Con Ross the Boss abbiamo lavorato in maniera più distante perché non ha registrato con noi. Da parte nostra, che siamo tutti fan dei Manowar e che ad essi ci ispiriamo, volevamo che nel nostro disco apparisse il suo tipico stile chitarristico per gli assolo. È una persona molto utile e alla mano, per un po’ è sembrato che fosse uno di noi! È spettacolare ascoltare una nostra canzone che finisce con il suo assolo, l’assolo del Boss. Una grande conclusione.

La Pure Steel Records, la vostra etichetta, pubblicizza l’album dicendo che il cantante Artur Almeida è il figlio smarrito di Bruce Dickinson, e nella mia recensione ho scritto che sono totalmente d’accordo!! Effettivamente la somiglianza fra i due cantanti è notevole. Lo stile di Artur è un omaggio a quello di Bruce? Non temete critiche al riguardo?

Artur ha una grande voce, ma ti stupirò dicendoti che nei primi tempi abbiamo speso forse due o tre giorni a convincerlo di questo! Per il fatto che la sua voce sia così simile a quella di Bruce, beh… lui non può farci niente, è la sua voce naturale, se lo sentissi parlare normalmente noteresti che è proprio così. Nel 2001 ha provato a “cambiare” la sua voce per distanziarsi da Bruce, perché cominciava a preoccuparsi di questa somiglianza. La cosa è finita in un disastro, perché per lui era una incredibile fatica quella di non cantare normalmente. Cominciò a perdere voce e non poteva finire uno show senza diventare roco. Per questo decidemmo di lasciare le cose così com’erano, per evitare che diventasse il peggiore solo per non essere paragonato al migliore!

Posso conoscere qualcosa sull’undergound heavy metal portoghese? In Italia conosciamo abbastanza bene quello spagnolo ma non il vostro.

La scena heavy metal portoghese è organizzata in modo tale che è quasi impossibile uscire dall’underground, perché le nostre etichette non investono realmente in quello che, lasciami dire questa cosa che odio, è uno stile ormai morto. Sarebbe 100 volte più facile se fossimo una band Nu Metal. Ma ci sono alcuni “sopravvissuti”, i Tarantula sono la nostra heavy metal band più longeva, e noi abbiamo il piacere di essere sul tribute album uscito nel 2001 per i loro venti anni di carriera. Possiamo dire che loro sono i nostri “padri” dell’heavy metal.

Avete già organizzato un tour? Per voi è facile suonare dal vivo? Avete mai suonato in un paese straniero?

Forse il prossimo anno suoneremo in qualche festival in Germania e Spagna, stiamo a vedere! Abbiamo qualche data anche in Portogallo e molto presto visiteremo Porto. Non ci suoniamo da molto tempo e forse questo è il momento giusto per farlo di nuovo e fare un grande spettacolo. Abbiamo suonato due volte in Spagna, l’ultima con i nostri grandi amici spagnoli Alhandal. Sono ottimi musicisti e anche veri compagni di strada, al momento li abbiamo inviati allo show per presentare l’album, siamo in costante contatto con loro.

Credo di essere nel giusto se dico che gli Iron Maiden sono una delle vostre principali fonti di ispirazione. Che pensate di loro oggi? Come giudicate “The final Frontier”?

Certo, siamo tutti fan dei Maiden, non c’è da dubitarne! “The final Frontier” è un buon disco, c’è stata una grande ripresa da “Dance of Death” a “A Matter of Life and Death” (ed era davvero una “questione di vita o di morte”). Rispetto tutto ciò che ha fatto la band in questi anni perché i membri registrano quello che sentono di volta in volta. Sono ansioso di ascoltare un nuovo album se gli Iron Maiden attuali sono quelli di “The final Frontier”, e in particolare mi è piaciuta “Mother of Mercy”. Ma se invece mi chiedi quale sia il mio album preferito, il primo che mi viene in mente è  “Seventh Son of a seventh Son”. “Powerslave” invece contiene due canzoni che per me sono i veri masterpiece della band: “The Rime of ancient Mariner” e la titletrack.

Vi lascio come di consueto la conclusione, grazie davvero per il vostro tempo e a presto!

A presto, e speriamo prima o poi che l’Italia incroci la nostra strada, ci piacerebbe visitare Roma, una delle città più antiche del mondo!

Renato de Filippis

Recensione: https://www.metalhead.it/?p=149