
Ci troviamo al Nadir di San Benedetto del Tronto, una bellissima realtà del sottosuolo artistico underground. Definirlo un semplice locale sarebbe riduttivo: se di sera si presta a dare spazio a band, proiezioni e cineforum, di giorno prende forma come vinyl shop e hub creativo. Inoltre, accoglie la cultura urbana più genuina ospitando uno spray shop dedicato ai graffiti. Spazi come questo andrebbero supportati a dovere, specie in queste zone dove rappresentano perle più uniche che rare. Passiamo ora alla serata, organizzata in collaborazione con Motorcity Produzioni.
Sono le 22:30 e i Bör danno inizio alle danze. Il trio maceratese propone un mix di Doom, Sludge e sprazzi Noise, caratterizzato da riff saturi e monolitici e da una sezione ritmica superlativa e ricercata. Brano dopo brano, la band erige un vero e proprio muro sonoro, trasportando l’ascoltatore in una dimensione opprimente e soffocante. La scaletta dura circa 35-40 minuti, durante i quali i musicisti eseguono interamente il loro full-length “The Endless Roads to Death”. Si parte con “Szomorú Vasárnap”, omaggio alla celebre canzone del suicidio ungherese, per poi passare ai sette minuti di “Gramo”, un viaggio sludge doom oscuro dai continui cambi di atmosfera e tempo. Il gruppo propone il disco in faccia al pubblico, in modo diretto e senza fronzoli, regalando una performance live ipnotica. Le tematiche cupe sono perfettamente interpretate dalla voce del trio, che ricorda da vicino quella del noto Max Cavalera.
Il live sound dei Bör travolge in maniera tagliente e d’impatto, oscillando tra melodie malinconiche e sferzate martellanti. Le sonorità richiamano alla mente icone come Neurosis, Eyehategod e Crowbar, pur mantenendo un approccio ricercato e genuino. Il pubblico in sala dimostra di apprezzare questo fangoso percorso musicale, che si chiude con “Utolsó Vasárnap”. Il brano, anch’esso in lingua ungherese, conferma il legame dei Bör con questo idioma, già evidente in tracce come “A Három Koldus” e “A Kaszás”.
Tracklist Bör:
Szomorú Vasárnap
Observed by Deception
A Kaszás
Ecohypocrisy
Gramo
Impervious Path
Blue Screen of Death
Nera
A Három Koldus
Utolsó Vasárnap
Arriva il turno dei teramani Krysto e l’atmosfera cambia radicalmente: da fangosa diventa violenta, cruda e disperata. Il loro stile si muove tra Crust Hardcore, D-Beat e tratti blackened punk. Lo si percepisce subito con “Pelle e Ossa”, un classico due tempi lento e brutale che apre una scaletta serratissima. L’esibizione è fatta di ripartenze, stop a fil di rasoio e groove violenti, arricchiti da assoli che si integrano alla perfezione, rendendo i brani ancora più lineari e diretti. Mezz’ora di live set all’insegna del “tupa tupa or die”, guidata da un cantato rabbioso e da una tenuta del palco impeccabile sia sul piano compositivo sia su quello esecutivo.
Il sound dei Krysto è un’immersione totale in sentimenti di rabbia, frustrazione, odio e alienazione. L’impatto sul pubblico è immediato grazie a progressioni tipiche della scuola hardcore italiana, evidente nella cover di “Un’Altra Crociata” dei Kontatto. I continui passaggi verso il crust grind non lasciano respiro. Durante il concerto si respirano influenze di band quali Extreme Noise Terror, Wolfbrigade, Warcollapse e Cripple Bastards, unite a un distinto retrogusto rock’n’roll che spinge a definirli quasi “crust’n’roll”. Un’ottima prova per i Krysto: questa nuova formazione si conferma una colonna portante della scena teramana e non solo.
Tracklist Krysto:
Pelle e Ossa
Silenzioso
Naples
Eagle Town
Non Ti Salverai
Against The Hoods
Loop-Shit
Un’Altra Crociata (Kontatto Cover)
Giunge finalmente il momento dei Plakkaggio da Colleferro, band storica del panorama underground italiano. Nati nel 2004, sono portatori di uno stile unico nel suo genere, autodefinito “Italian New Wave of Black Heavy Metal Oi!”: un mix di punk, hardcore e Oi! nostrano con sfumature black e heavy metal.
Il gruppo sta portando in tour l’ultima fatica discografica, “Cosmo”, e comincia proprio con la title track. Le chitarre e le progressioni di batteria in pieno stile Iron Maiden la fanno da padrone. La sala si riempie e il pubblico inizia subito a pogare e a intonare i testi, complice la storica “Colleferro”. La scaletta è una montagna russa che unisce i classici del passato ai brani recenti, senza tralasciare nulla della loro ventennale discografia. Nel live set c’è spazio per almeno un pezzo per album, riassumendo la loro storia in un’ora di intensa energia. Tutto è suonato in modo impeccabile e senza sbavature: qui emerge l’esperienza dei musicisti, che calcano i palchi «su e giù per lo stivale» da ben 22 anni. Anche stasera la loro prova rimane, per citarli di nuovo, «scolpita nel granito». Il concerto si chiude con un tris che scatena il coro collettivo in perfetto stile Plakkaggio: “BPD”, “Granito” e la cover di “I Nostri Anni” degli 883, rivisitata in chiave punk Oi!. Questo finale mette in luce il lato goliardico del quartetto, da sempre un punto di forza dei loro show. Si conclude così una splendida serata al Nadir, che ha ospitato la prima data in assoluto dei Plakkaggio a San Benedetto del Tronto.
Tracklist Plakkaggio:
Ides of March
Cosmo
Colleferro
Spada
Missione Disagio
La Nostra Curva
Birra in Lattina
New Wave of Black Heavy Metal Oi!
Labaro
Ziggurat
Battery
Mentalità
BPD
Granito
I Nostri Anni
(Luca “Frankie” Luzi)




