FORNDOM – “Moþir”

(Nordvis Produktion) Con l’evoluzione del precedente “Faþir” (qui), Ludvig Swärd continua il suo cammino dentro una intima ricerca spirituale, un ritratto musicale e teatrale di divinità nordiche, cercando di intrecciare temi di fertilità e lealtà, amore e tradimento, luce e ombra, in quell’infinito contrasto tra un aspetto e il suo esatto opposto, cosa che descrive la vita terrena in relazione a quella che seguirà, evidenziando l’ambiguità divina, quel concetto che può trasformare chi dona il primo respiro in chi lo toglie per sempre. (altro…)
(Ripple Music) Nuovo impeto dei californiani Shotgun Sawyer giunti in questo mese al terzo album, contrassegnato evidentemente dal blues e suonato con una sua scorrevolezza, potenza nei momenti giusti e contaminato dall’hard rock, quanto anche dai Led Zeppelin. Sono figli della loro America: il cantante e chitarrista Dylan Jarman, il
(Steamhammer / SPV) Curioso che la Steamhammer / SPV parli dei Fire Action come una band con alle spalle tre album, infatti è quanto meno contestabile questa affermazione perché “Rock Brigade” del 2016, “Fahrenhater” di due anni dopo e infine “9112” del 2020, sono certamente tre EP. Tutti pubblicati autonomamente e con un minutaggio totale 

(Emanzipation Productions) L’anno scorso “Last Of A Kind” ha riportato alla luce, a dieci anni dal precedente album, una band motivata e con nuovi innesti. Un lavoro interessante, 
(Inverse Records) Una storia tra sogno e realtà sviluppata attraverso sette pezzi, costituisce il secondo album in carriera dei finlandesi Noitasapatti, avventurieri del black metal che viene tratteggiato con apie porzioni atmospheric, melodie spesso di fattura pagan o viking e qualche passaggio doom. “Sankarin matka” proviene da una dimensione sonora
(InsideOut Music/ Sony Music) Il 30 settembre 2003 i Jethro Tull pubblicarono il ventunesimo album intitolandolo “The Jethro Tull Christmas Album”. Fu un momento importante nella storia della band britannica perché per i successivi diciannove anni circa non pubblicò alcunché. Sedici canzoni nelle quali il menestrello del rock e capo in testa
(Gates Of Hell Records) Il ‘true heavy metal’ germoglia a Detroit ma non da oggi. Infatti i Demon Bitch si formano in quella città nel 2011 e da allora hanno pubblicato un po’ di cose ma in particolare solo due album. Proprio “Master of the Games” è il secondo e manifesta un puro heavy metal, nella sua forma più classica con diverse parti dove chitarre 
(Nordvis Produktion) Örnatorpet è un valido esponente di musica strumentale di taglio ambiente e atmospheric o, per dirla alla maniera delle etichette che si affiabbiano, dungeon synth artist. Artist si, perché tutto ciò è la creatività del solo Anders Ragnar, musicista svedese che recupera le tradizioni della propria terra d’origine e le trasferisce in
(Debemur Morti Productions) L. Oathe, multistrumentista e parte di Desolate Shrine, Convocation, Ordinance, e il cantante M. Malignant, parte di Corpsessed, Tyranny, Profetus, sono i titolari di Pestilent Hex, con il quale pubblicano il secondo album a due anni dal precedente “The Ashen Abhorrence”. Con l’evocativo titolo 
(Unholy Conspiracy Deathwork) È “Moritat” l’ultimo album dei Der Rote Milan, il seconod in carriera, ed è stato pubblicato nel 2019. Da allora la band tedesca ha pubblicato un EP nel 2020 e ora questo “Schlund”, il quale confeziona poco oltre 22 minuti di black metal dalle tinte fosche, nelle quali le chitarre fraseggiano trame, melodie letali e oscure
(Fiction / Lost Music / Universal / Polydor / Capitol Records) Il quattordicesimo album dei The Cure si intitola “Songs Of A Lost World”. La band nasce a Crawley in Inghilterra nel 1976. Resta forse la vera e unica formazione di un periodo che ha offerto al mondo la malinconia, sogni e incubi, frustrazione e angoscia, il cinismo e la poeticità di una scena
(Osmose Productions) Dagli anni ’90 a oggi Christophe Chatelet promulga il verbo del black metal senza stravolgerlo nei suoi significati e tenendosi fedele ai suoi principi. Pur tuttavia con “For Those Who Stay” i Gorgon vedono un suonare più pulito, meno raw ma sempre con quell’impronta di classicità, con una produzione attenta, distorsioni ben