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GRIFT – “Budet”

by on Mar.21, 2020, under ALBUM, G

(Nordvis Produktion) Erik Gärdefors è un poeta e la sua poesia è fatta di parole, suoni, musica, atmosfere. Di pensieri. Di sensazioni. Black metal? Folk? Più che altro un approccio musicale per esaltare le radici. Osannare le tradizioni. La terra. La natura. Con introversa malinconia. Quarto album per i il progetto svedese Grift, successore del favoloso “Arvet” del 2017 (recensione qui), quarta espressione di intimità cosmica, tra l’uomo, la natura, la vita, la morte, il destino. “Budet”: l’offerta. Il dare e l’avere. Il ricevere ed il restituire. Domande difficili senza risposta, ma che devono essere poste. Profezie dannate che non vogliamo sentire, ma che comunque si svelano, si rivelano con il passare del tempo. Ricordi da dimenticare che segnano i nostri percorsi, tornado più vividi che mai. L’equilibrio squilibrato dell’esistenza. Della vita. Di quello che fu, quello che è. E di quello che sarà. Cose che succedono o che devono succedere, inevitabilmente… sintetizzando il ciclo naturale della vita. Questo è “Budet”. Black metal e folk ricchi di disperazione, con quelle sublimi linee vocali ai confini con il depressive. Ma anche l’armonia celestiale di quel lacerante violino (suonato da Georg Börner di ColdWorld e Sangre de Muerdago), come quello che rende immensi pezzi quali “Vita arkiv”. O quell’organo a pompa che rende brani come “Väckelsebygd” una liturgia tanto tetra quando rurale, tanto decadente quanto brillante. La rabbia disperata di “Oraklet i Kullabo”. La potenza di “Barn av ingenmansland”. Il cambio teatrale di “Ödets bortbytingar”, altra canzone nella quale Georg Börner inietta un’atmosfera grandiosa. La luminosa mestizia che dilaga con la stupenda “Skimmertid”. Introspettivo. Sempre filosofico. Romanticismo tetro. Il tempo. Un tempo che scorre con i ritmi della natura, l’unica vera dominatrice della vita, impossibile da controllare, invincibile. Immensa. Una natura capace di appassire e rifiorire costantemente, rivelandosi immortale ed evidenziando tutte le debolezze dell’essere umano.

(Luca Zakk) Voto: 9,5/10

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