(Nihilistic Holocaust) Dopo diversi demo, EP, split e cose varie, i cileni Feretro hanno pubblicato il primo album, “The Mortuary Destiny of Flesh”. L’opera è un death metal oscuro, marcio e sepolcrale in certi passaggi, dunque un puro esempio di stile old school. Nove pezzi in meno di quaranta minuti formano un blocco nel quale si odono, in sparuti passaggi, le derivazioni dal thrash metal, ma soprattutto c’è questo parco di riff di chitarra che, pur suonando ruvido, mostra una cadenza ben sviluppata e cambi di velocità semplici ma efficaci. Il cantato è un harsh oscuro, con punte verso il growl e un timbro cavernoso. Base ritmica ben inquadrata, semplice ma volta a sottolineare i cambi di passo e a emergere nelle molteplici variazioni espresse nei pezzi. Come si è accennato più su, i Feretro in quelle atmosfere sepolcrali si lanciano in marce di stampo doom metal e, ovviamente, con questo tono ruvido, nel quale l’esalazione dell’odore della morte è pungente. Gli assoli di chitarra sono ben allineati al clima necrotico e dannato e propongono note lancinanti e melodie sofferte e in ascesa. Nell’album entrano anche sporadici contenuti tastieristici, gestiti da uno dei due chitarristi, Mauricio Barrios. L’altro chitarrista, Pedro Veloso, è anche al microfono. “The Mortuary Destiny of Flesh” è un lavoro che non offre sorprese ma delinea il death metal nella sua forma primordiale, senza abbellimenti, produzione lucidata o pomposi passaggi per rendere il sound d’impatto. I Feretro suonano il death metal come anni e anni fa e si preoccupano di una sola cosa: essere ruvidi e marcescenti.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10




