(autoproduzione) “Portrait Of Our Descent” ti prende al collo e ti scuote. Il groove poi è una colata che ti calcifica. I pesaresi Adeline Gray suonano provocando un autentico impatto fisico sull’ascoltatore. Solo cinque pezzi, ma oltre ventisei minuti di groove metal con elementi alternative e crossover tosto, “Portrait Of Our Descent”. La band si scopre però capace di creare soluzioni modulate e non di solo imponente impatto. Per esempio “Falling Leaves” è un brano che sboccia con un incipit di evanescente straniamento della mente, attraverso un ritmo ipnotico ma elegante. Al primo ascolto risulta appena spiazzante, rispetto per esempio all’opener “Beyond The Room”, tipica marcia cadenzata e pesante, e alla successiva “Cold Void”, che presenta una struttura fatta di cambi di marcia e una batteria decisamente sugli scudi. In “Portrait Of Our Descent” si assiste a momenti nei quali emergono atmosfere tra sogno e bruschi risvegli, come se la band avesse una doppia personalità in dialogo perenne con sé stessa. Con “Mind”, infatti, si nota come le atmosfere e le soluzioni che restituiscono sensazioni introspettive, frequenti ma temporalmente ridotte, si alternino a quelle più corpose e totalizzanti, di tipo rabbioso e tipicamente groove metal. Buona la capacità di arrangiamento e dunque di passare da una soluzione all’altra, come avviene anche nei cambi delle fasi comunque impattanti. “Smoldering Depths” ha qualcosa del nu metal anni ’90 e un ritornello vagamente alla Faith No More dell’età d’oro, ma a velocità ridotte. Il cantato, che è pulito o in growl, resta infine l’elemento che completa il tutto. Si assiste dunque a cinque canzoni decisamente di buona lavorazione e a una band impegnata a suonare con concretezza e idee. Questo è un punto non trascurabile per un EP d’esordio da parte di una band attiva dal 2022 e già in grado di esibire una propria alchimia. La stessa che, in generale, una band può avere da subito oppure far maturare.
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10




