(20 Buck Spin) Nella parte iniziale di “Andros Insidium”, si assiste a delle composizioni strettamente legate a uno schema ritual ambient, con elementi maestosi, melodie imperiose, a volte marziali. L’elemento esotico che ha caratterizzati i precedenti lavori di Leila Abdul-Rauf, cioè i richiami a sonorità del Nord Africa e porte dell’Asia, è freddo, limitato e si amplia leggermente solo in determinati pezzi dell’album. “Andros Insidium” si discosta notevolmente dalla matrice dark ambient mostrata con profondità dall’autrice in passato. Inoltre esiste anche una sensibile perdita degli elementi drone in questo nuovo lavoro. Alcuni brani evocano atmosfere ancestrali, come “Eros Anima”, “Senex Rule”, “A Requiem For Ishtar” e “Return To Anou”. Pezzi che creano si atmosfere, al contempo vivono anche di una certa serialità nelle loro dinamiche interne. Leila favorisce i ritmi dominanti, la sua voce si prende il proprio spazio che è di tipo narrativo, mentre una nube di suoni prodotta da sintetizzatori aleggia sinistramente. L’album si ispira a figure divine e ancestrali femminili, analizzando sia il fenomeno del patriarcato nei secoli, quanto l’essere un approfondimento sul mito della femminilità e dei demoni che la circondano. “Andros Insidium” spalanca queste porte che si affacciano su misteri e l’intrigo per l’ascoltatore dura abbastanza per poi capire che il tutto non ha la vastità promessa dalle melodie che se pur ampie ed epiche, finiscono per evaporare tra i diversi schemi narrativi e sonori dell’artista. “Andros Insidium” è come un frutto che per addentarne la polpa, debba essere sbucciato con pazienza per potere infine accedere alla parte commestibile. La quale, una volta raggiunta, si rivela però più modesta di quanto la spessa scorza lasciasse immaginare.
(Alberto Vitale) Voto: 7/10




