(Time To Kill Records) Enrico Giannone da tempo voleva dare continuità, anzi un concreto ritorno in vita agli Undertakers. L’ultimo album era del 2004; da allora sono usciti alcuni episodi discografici ma, in definitiva, è “Global Dominion” il punto dal quale la band ripartirà con costanza, si spera. Gli Undertakers esordiscono col grindcore negli anni ’90 e allora incendiavano ogni platea. Poi il passaggio verso il death-grind e infine un hardcore reso corrosivo e pesante, come farebbero i Napalm Death. Oggi questo ritorno di fuoco atterra su schemi precisi e noti, senza alcuna pretesa di perseguire novità. Semmai “Global Dominion” possiede, nelle sue caratteristiche salienti, una suddivisione tra brani che virano sull’hardcore e altri decisamente death-hardcore, con estemporanei spunti grindcore. Un buon lavoro ritmico, chitarre dal sound corrosivo e massiccio, Giannone che contorce la propria voce, e davvero bene, infine un basso che offre e crea spazio al tutto. In sostanza l’album è ben registrato, ben rifinito, gradevole ma senza sussulti. Purtroppo gli Undertakers, implementando gente di Scheletro, Hour Of Penance, Sudden Death e altri ancora, sembrano essere uno spazio ricreativo nel quale ogni cosa è sì ben fatta, ma fatta con routine. Su dieci pezzi, dei quali uno funge da intro all’album, due superano i tre minuti, mentre gli altri restano al di sotto di tale durata. Del grindcore e derivati sembra essere rimasto solo il minutaggio dei pezzi!
(Alberto Vitale) Voto: 6/10




