(Listenable Records) I Saturnalia Temple di Stoccolma sono nati nel 2006 ma da allora solo Tommie, voce e chitarra, è rimasto nella band che al momento vede in tutto tre componenti. Per edificare il proprio sontuoso doom metal dai riflessi stoner, ci sono anche Gottfrid Åhman, bassista ed ex componente di diverse realtà underground come Repugnant, In Solitude e altre ancora, nonché il batterista Pelle Åhman che in altre band ha lavorato proprio con Åhman. “Paradigm Call” mostra un trio dai suoni oscuri ma grassi, fangosi, dalle tendenze a tratti quasi noise, almeno nelle distorsioni, con un fare ipnotico e ridondante che avvolge l’ascoltatore di un’oscura quanto nebulosa atmosfera un po’ sulfurea e un po’ mistica. Il quarto album degli svedesi è un esempio di doom metal trasportato su terreni meno funerei, affatto gotici ma essenzialmente più di impatto e senza andare a toccare in maniera vistosa, ma ciò avviene comunque, sonorità cosmiche, psichedeliche. Un’operazione sonora opulenta, per otto composizioni dai minutaggi importanti per almeno metà di esse. Dopo la suggestiva intro “Drakon” è “Revel In Dissidence” a segnare un punto fermo sulle sonorità e stile del trio. La voce di Tommie è roca, arsa e monotona, il basso di Gottfrid Åhman è la spina dorsale del tutto, la demarcazione tra i ritmi andanti e liberi di Pelle Åhman e i riff ossuti delle chitarre con le quali però Tomie si lancia in assoli d’estrazione semi-lisergica. “Paradigm Call” è un mantra dai vaghi richiami stoner-psych, insomma pesca da un universo americano di nomi noti pur avendo un’ascendenza di certe cose degli Hawkwind, almeno per le atmosfere. “Black Smoke” presenta lo spettro degli Electric Wizard, entità rintracciabile nelle pieghe di questo nuovo album. “Kaivalya” è la migliore composizione presente in “Paradigm Call”, una strumentale di poco oltre i cinque minuti con la chitarra impegnata in un giro solista dai toni mediorientali, esotici, anche con lampi sciamanici. Conturbante perla di un insieme che costruisce una dimensione sonora straniante.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10