
(Primitive Reaction) Dalla Polonia e al debutto. Ma “Beyond the Devil’s Shroud” non è il solito disco fatto in fretta, suonato velocemente per mano di ambiziosi metallari provenienti dall’Est Europa. Formatisi nel 2019 e provenienti dalla florida scena polacca, i Throat vengono associati al black metal, ma questo loro disco va ben oltre i confini del genere, raggiungendo concetti tribali, come conferma l’ipnotica “Summerland”. In apertura, l’immensa title track: oltre dieci minuti nei quali black e doom si inseguono, generando ansia, esaltando la morte, celebrando scenari funerei e soffocanti. “Cain’s Mark” è contorta, chiusa in se stessa, velenosa, mentre “Corrupted Flesh” ha un sound così profondo da strizzare l’occhio a un death metal lento e massacrante. Solo “The Pact” intensifica il tempo, ma mette comunque l’accento su un suono volutamente grezzo, sporco, claustrofobico, sia per l’ascoltatore che per il musicista. Un debutto che fa vibrare suoni provenienti da insalubri catacombe, un sound antico, ancestrale, malvagio in ogni forma e da ogni punto di vista. Un album che puzza di rogo, che emana il seducente odore dello zolfo. Un album dalle sonorità macabre, mai troppo veloce… ma sempre mostruosamente pesante. Stregoneria di altri tempi, adorazione del male, malvagità spietata, viaggio ipnotico. Vedetela un po’ come vi pare, ma “Beyond the Devil’s Shroud” non agevolerà il vostro sonno… non quello notturno, nemmeno quello eterno.
(Luca Zakk) Voto: 8/10




