GORATH, “un buon mix di black metal tradizionale e in più musica influenzata dal progressive”

fotogorathLa storia dei Gorath inizia come progetto individuale di Filip Dupont. Una one man band, nata dalle ambizioni di colui che è per anni è stato un giornalista musicale. Nel tempo Filip ha lavorato sodo, portando Gorath a guadagnarsi una crescente considerazione tra i media e il pubblico, oltre a prendere la fisionomia definitiva di una vera e propria black metal band con l’arrivo di nuovi elementi. L’ultima release è l’ottimo “Apokálypsis (Unveiling the age that is not to come)”, del quale ne parla lo stesso Dupont.

Congratulazioni per l’ultimo vostro album, “Apokálypsis (Unveiling the age that is not to come)”. Penso sia un vostro notevole passo in avanti.
Consideriamo “Apokálypsis” la cosa migliore fatta fino ad oggi.. Tende ai migliori aspetti del lato oscuro del nostro precedente album “MXCII”, insieme al miglior dinamismo dell’album “Misotherism”, realizzato nel 2008. Sicuramente la gente sente le tipiche cose dei Gorath, mentre andando sufficientemente in profondità nelle canzoni si scopre qualcosa di nuovo. Osiamo dire che “Apokálypsis” è un buon mix di black metal tradizionale e in più musica influenzata dal progressive. Questo senza alienarci troppo dal genere.

Perché questo titolo? E’ connesso con qualcosa di attuale?
Le parole scritte da Giovanni,  come nel libro della Rivelazione, non sono chiare e possono essere interpretate in differenti modi. Come in molti scritti religiosi ci sono punti oscuri. Se Gesù non fosse il Salvatore? Immagina, cosa accadrebbe se lui fosse l’Anticristo e abbatte il mondo? Guardati intorno, il nostro prezioso pianeta sta andando all’inferno e senza dubbio il mondo come tutti lo conosciamo si fermerà a causa di quel cancro chiamato umanità. La religione ovviamente fallisce. Una nuova età dell’oro avverrà con la dipartita dell’uomo. Questo falso dio spazzerà via la luce e porterà migliaia di anni di tenebre. Ecco più o meno le somme che tira il nuovo album.. Tutti i testi sono basati sulla Rivelazione e non è una coincidenza che ci siano sette canzoni [come i sette sigilli dell’apocalisse, nda]. Jurgen dei Theudo ha scritto tutti i testi  e noi consigliamo di dare uno sguardo attento ad essi..Ci sono voluti tanti sforzi per loro e hanno un profondo significato, non come molti altri testi black metal.

Come è stato dunque realizzare questo album?
Nell’album precedente io ho scritto la maggior parte della musica, come sai i Gorath sono partiti come un progetto solista. Ci sono voluti alcuni anni per trovare una line-up stabile, non avendo che componenti unicamente per propositi live. Su “MXCII” e certamente su “Apokálypsis” l’input degli altri membri è stato di grande importanza.  L’altro chitarrista e io abbiamo lavorato sulle canzoni e  tutto è venuto fuori in maniera naturale. Infatti c’è pronto un sacco di materiale nuovo scritto, ma lo abbiamo messo da parte per ora. Per prima cosa dobbiamo concentrarci sulla promozione di “Apokálypsis” su diverse piattaforme.

Puoi dirmi i dettagli e credits dell’album?
Io sono il  responsabile per la produzione e registrazione di chitarre, basso e voci, presso il mio piccolo Crestfallen Studio. Reinier Schenk ha registrato la batteria e mixato l’album. Poi sono andato in Svezia da Tore Stjerna (Watain, Funeral Mist, Valkyrja,…) che si è preso cura del mastering. E’ la terza volta che lavoriamo così e i risultati migliorano ogni volta. Solo questa volta Dan Swanö non ha fatto il mastering.

Il vostro precedente album “MXCII” era cantato in fiammingo antico, come è stato accolto in Belgio?
In fiammingo antico è vero solo in parte perché “MXCII” è cantato in un dialetto locale che soltanto le persone del mio paese capiscono. Se vai a 50 km nessuno lo comprende. Mi ha portato via molte ore l’affinamento del concept di “MXCII”. La traduzione inglese è inclusa nel booklet come testo a fronte, così tutti possono comprendere. Ad essere onesti, io sono un po’ deluso verso i pareri avuti sui testi. Sembrava che alla maggior parte della gente non importassero gli argomenti e si sentiva come non stimassero il duro lavoro che c’era in quei testi. In compenso sono contento di averlo fatto. Per anni avevo pensato di registrare qualcosa nel mio dialetto e ne sono ancora orgoglioso del risultato.

Tu sei stato un critico musicale per diversi anni: cosa ne pensi della critica musicale  e del rapporto tra musicisti e band e i critici
Per anni ho scritto per l’olandese Vampire Magazine, durante i suoi giorni gloriosi nei quali era una delle più grandi webzine d’Europa. Mi interesso parecchio dei recensori che ci mettono il lavoro nelle proprie recensioni. I Gorath sono stati benedetti con ottime recensioni per tutti i cinque album. Ma, non di rado il recensore sembra semplificare le cose. Alcune osservazioni si basano su stronzate e non hanno alcun senso, come alcuni americani che ci equiparano ai Dimmu Borgir e Gorgoroth. T’immagini? Io stimo ogni singola opinione, ma non posso sostenere alcun perdente che fa il lavoro a metà.

Adesso quali sono i vostri progetti?
Quest’anno abbiamo in programma solamente due show, un release party olandese e uno show in Germania di supporto ai Forgotten Tomb. Il prossimo anno promuoveremo l’album on stage in diversi posti. Ci stiamo lavorando. Siamo fiduciosi nell’ottenere la chance di visitare l’Italia. Voi avete alcune buone band laggiù. L’anno scorso i Fides Inverse da Livorno sono usciti fuori dal nulla con un debutto stellare!

Ti ringrazio per avermi concesso il tuo tempo. Ti lascio le ultime parole a chiusura di questa intervista.
Grazie per il supporto e buona fortuna con il vostro magazine.

(Alberto Vitale)

Di |2012-12-24T16:00:10+01:0008 Ottobre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

TOUCHSTONE – “The City Sleeps”

(Spv/Steamhammer) Il ritorno dei Touchstone è qualcosa di piacevole perché la band inglese si è sempre contraddistinta per aver saputo coniugare l’elemento progressive con il rock e l’hard rock. Toni mai eccessivamente complessi, intense melodie indirizzate su più livelli che realizzano scenari grandiosi. Le tastiere di Rob Cottingham hanno un tocco personale ma, tanto per darne un’idea, lo  stile è avvicinabile a Rick Wakeman. Le chitarre di Adam Hodgson, vera bilancia stilistica tra i pesi del rock e i macigni più hard, assemblano l’ossatura dei pezzi finalizzati dai contrappunti del basso di Paul Moorghen. Chi deve impegnarsi a gestire le varie fasi dei pezzi, come i più selvaggi “These Walls”, “Throw Them to the Sky” o la stessa titletrack, è il batterista Henry Rogers, il quale sembra incidere meglio quando i ritmi sono pacati. Non ultima, perché è tra le cose più belle, la voce di Kim Seviour, la quale coabita con lo stesso Cottingham per tutto l’abum. Le canzoni più in vista sono “When Shadows Fall”, un brano dalla lunga durata che gioca con atmosfere da film horror, “Good Boy Sky”, vera sinergia tra spirito hard rock e scorci progressive, come accade anche con la titletrack. Tuttavia è arduo stilare una classifica dei pezzi, finanche alcuni apparsi inizialmente meno incisivi si dimostrano poi buone composizioni. “The City Sleeps” possiede l’alchimia giusta ed è un album da comprare, anche a scatola chiusa.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-08T08:33:20+02:0008 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

GLYDER – “Backroads to Byzantium”

(SPV/Steamhammer) Il nuovo album dei Glyder passa attraverso la rivoluzione della line-up: Tony Cullen, cantante e bassista, e Davy Ryan, batterista, lasciano in favore di ben tre elementi. L’eccezionale Jackie Robinson arriva dietro al microfono, Graham McClatchie al basso e
Des McEvoy alla batteria. Robinson ha una voce graffiante e rock ed è il giusto singer per questo quarto album, vero momento per capire quanta strada abbia fatto la band irlandese dall’omonimo album del 2006. I Glyder con l’iniziale “Chronicled Deceit” riportano alla mente Dio, ma anche i Black Sabbath e qualcosa si avverte anche nella seguente “Long Gone” e nella settantiana “Down & Out”. Che siano impazziti? No, tutto rientra nei ranghi con “Fade To Dust”, “Don’t Make Their Mistake”, “Two Wrongs”, i quali sono pezzi più inclini allo standard della band, la quale ha comunque sempre strizzato l’occhio alla tradizione rock britannica. Come già sottolineato, l’arrivo di Jackie Robinson ha dato un apporto nettamente più intenso alla band, mentre gli elementi già consolidati e cioè il duo chitarristico Kinane-Fisher appare in perfetta forma per “Backroads to Byzantium”. La produzione è perfetta, realizzata con registrazioni a Dublino, mixaggio a Copenaghen e mastering in Germania; i suoni sono forti, puliti ma non appiattiti. “Backroads to Byzantium” diverrà un loro classico.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-08T08:21:32+02:0008 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

CORNERSTONE – “Somewhere in America”

(Atom Records) Nonostante siano austriaci da buoni rockettari i Cornerstone (attenzione, non quelli di Doogie White) puntano decisamente all’audience statunitense. Lo si era già capito con il primo album “Head Over Hills”, il quale fu licenziato, come questa nuova release, dalla statunitense Atom Records. Il rock dei Cornerstone ha diversi spunti AOR e tenta di essere fluido in canzoni come “Breathing for You”, “Follow You Follow Me”, “Strut” e “Right or Wrong”, la quale ha una progressione al piano che ricorda “Holiday” di Richard Wright. Questi sono brani placidi, non definibili ballad, ma sono oltremodo diversi da pezzi spinti come “Like a Stranger” e “High and Low”, mentre “Rise and Shine” è accattivante con il suo iniziale riff accelerato alla Police. Dunque un rock opportunamente melodico e non eccessivamente tendente al pop. Forse questo è il punto sul quale poi tirare le somme: sono capaci di essere più rock oppure la loro anima è incline al pop? “Somewhere in America” non chiarisce la loro essenza, la quale sembra tranquilla ed elegante, ma non del tutto definita.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2012-07-27T08:42:11+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

AMEBIX – “Sonic Mass”

(Easy Action Records) “Arise!” e “Monolith”, ecco i pilastri sui quali gli inglesi Amebix fondarono la propria reputazione. Le icone del crust punk hanno entusiasmato fans e addetti ai lavori, nell’annunciare la volontà di ritornare a suonare insieme. I primi segnali si erano avuti già nel 2008, ma ora “Sonic Mass” sancisce il loro ritorno. Dopo oltre due decenni pensare che una band fondamentale nello sviluppo del crust punk -forse più di quanto si dica, ma questo è un commento a margine- riesca a dire altro è arduo. Qui non si vuole partire prevenuti e la musica di “Sonic Mass” è l’unico aspetto da valutare. Quasi 44’ e dieci pezzi, con suoni poderosi ma ampiamente puliti e lucidati. Dieci pezzi a metà tra il ricordo di un fulgido passato e la proposta di modelli contemporanei, e quindi fuori tema rispetto al sound storico della band. La modernità è anche determinata dalla presenza del drummer Roy Mayorga -ex Nausea, Soulfly, Sepultura, ma già a lavoro con gli Amebix da qualche tempo-, conseguentemente il sound appare meno genuino e incline a dilagare in sonorità altrui o improprie, vedi “God of the Grain” e “The Messenger” i quali sono qualcosa tra l’industrial e il crossover. “Knights of the Back Sun” non è assolutamente da loro, troppo da hit! Non è da loro nemmeno “The Visitation” e “Here Come the Wolf”, troppo indulgenti al post-punk e al modern metal. “Days”, una semplice intro, porta gli Amebix a citare se stessi, un vezzo comune a tanti. Le cose migliori le mostrano nella marziale “The One”, nel viaggio spirituale della prima parte di “Sonic Mass” e nell’ottima e apocalittica seconda parte, e in “Shield Wall” tutto sommato un brano abbastanza celebrativo. Chi ascolta “Sonic Mass” non deve aspettarsi il sound anni ’80 e nemmeno ciò che ha fatto apprezzare gli Amebix. E’ un ritorno comunque gradito, ma non esaltante.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-10-06T18:08:58+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

FIABA – “L’Appiccato/Il Cappello a Tre Punte”

(Jolly Roger Rec-Masterpiece Distr.) La release in questione è la riproposta dei primi due album dei Fiaba, band autrice di un metal che accompagna tematiche e atmosfere medievali, popolari, celtiche, folk e, appunto, fiabesche. La band proviene da Siracusa e nasce nel 1991, partorita dal batterista e autore di testi Bruno Rubino. I Fiaba pubblicano i due album, ora riproposti in unico CD, rispettivamente nel 1991 e nel 1996. Seguiranno poi altri lavori importanti, l’ultima release è stata però un MCD nel 2007. Ascoltare questi due album significa calarsi in una dimensione, un mondo popolato da personaggi fantastici e non. La musica è ricamata da chitarre vigorose e decisamente metal, sorrette dalla tempistica puntuale di Rubino. Gli strumenti creano però delle soluzioni molto vicine a certe sonorità tipiche del rock progressivo italiano di decenni fa. Nell’economia dei pezzi contribuisce notevolmente la voce di Giuseppe Brancato, il quale si destreggia mirabilmente tra recitato e cantato, di filastrocche e storie capaci d’incantare chi le ascolta. Attenzione però, scrollandosi di dosso quello stato d’incanto è possibile rintracciare collegamenti e allegorie con la realtà. Diciassette pezzi che si rivelano dei racconti o storie, ma anche vere canzoni in quanto la melodia non viene mai meno e il concetto stesso di canzone non è mai sacrificato.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10

Di |2011-10-06T18:08:15+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

URSUS – “Fuerza Metal”

(Pure Steel Records) Nonostante la copertina semi-splatter, i colombiani Ursus mettono un po’ di tenerezza. Perché sono genuini, perché suonano un thrash metal d’annata e lo cantano nel proprio idioma -conseguentemente molto più agevole per noi a inquadrare la loro musica-. Mettono tenerezza perché la qualità audio è approssimativa e una tecnica che ricalca riff conosciuti, ma proposti in modo “semplice”. Coinvolgenti la slayeriana titletrack, “Marioneta de la Guerra”, con il suo ritornello “Assassinos, bastardos, terrorista!” e la parte finale di “Patria Grande”. Purtroppo sono solo dei simpatici scorci, non in grado di rendere interessante una release permeata da un aspetto decisamente underground.

(Alberto Vitale) Voto: 5/10

Di |2011-10-06T17:55:35+02:0006 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, U|Tag: |

LUCKY THIR 13N – “March of the Young”

(Lucky Thir 13n) Spensierati, giovani, modern hard rockers e greci. Si, i Lucky Thir 13n vengono da Tessalonica e in Grecia hanno già un considerevole seguito. I quattro hanno anche fatto da spalla ai Crashdiet a Tessalonica e ai W.A.S.P. ad Atene. Intanto esce questo debutto, dopo un lusinghiero EP di cinque pezzi che ha fatto parlare di se. “March of the Young” è un lavoro di rock mainstream, con suoni lucidi e canzoni orecchiabili; tuttavia gli undici pezzi non sono tutti scontati e delle canzoni interessanti sono “Say Goodbye”, infarcita al punto giusto di elettronica e con ghost track al seguito, la tanto street rock “Feels Like Coming Home” e non manca il brano punkeggiante alla Ramones ,“Yeah, I Want It”. Il massimo è però raggiunto in “R’n’R”, brano suonato con Vivian & Dj Spac e dall’iniziale “Alibi”, con relativo intro di stampo elegiaco-new wave. “Rivers Run Dry” tenta di mostrare ulteriori influenze con parti metalcore, ma senza incidere, mentre  “Another Memory” ha un ritornello in stile U2 americanizzati. Questi sono i momenti considerevoli di “March of the Young”, c’è qualche caduta ed espisodio scontato, come “Operation Overload” nel quale potrebbero essere chiunque e nessuno! La musica e i testi sono quasi totalmente di Elias Elias, cantante e chitarrista ritmico, ma il resto del gruppo lo segue in modo preciso. I Lucky Thir 13n non sono la next big thing, ma tutto sommato realizzano un buon debutto.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-04T17:37:51+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

RÊX MÜNDI – “IHVH”

(Debemur Morti Productions) Su questa band francese c’è pochissima biografia e la poca ufficiale è romanzata in modo mitologico e teogonico, lontana dal fornire informazioni più concrete e pratiche. Non si conosce la città di provenienza e i nomi dei componenti sono i seguenti: Metatron, Commander Of The Legions e Proclamations Of Faith, Seraphiel, Unearthly Presentations, Nathanael, Minister To The Lost, Chamiel, Uncoverer Of Secrets And Shadows. A parlare per loro in modo efficace c’è un black metal dall’alto tasso esoterico e votato a cambi di ritmo e di riff che lo rendono tutt’altro che prevedibile. “IHVH” è un lavoro che giunge da lontano: era il 2003 quando i Rêx_Mündi iniziarono a concepirlo e lo si è avuto embrionalmente in versione demo nel 2005, nel corso del tempo sono state aggiunte alla scaletta “Raising My Temples” nel 2006 e “The Flesh Begat” nel 2008. “IHVH” è un album che spesso vira verso soluzioni thrash e death, ma sempre con sound grezzo, cattivo e senza alcuna cesellatura di maniera. L’istinto black metal dei Rêx_Mündi è possessivo e non abbandona le sette composizioni, delle quali due superano i 10’. Se questo è l’inizio il futuro sarà, si spera, ancora più nero, maledetto e mistico.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

 

Di |2011-10-04T17:29:55+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

STIELAS STORHETT – “Expulse”

(code666) Il secondo album della one-man-band Stielas Storhett, esce a cinque anni dal precedente e sotto una gestazione considerevole. Damien T.G., c’è lui dietro al monicker Stielas Storhett, ha composto “Expulse” tra il 2008 e il 2009 e ultimato le registrazioni alla fine dell’estate 2010. Chitarre fragorose, pochissimi momenti veloci (capitano in “Angel of Death” e “Two Lifless Month”) e tante situazioni d’atmosfera, questo è il black metal del russo polistrumentista. Un black metal pregno di emozioni e stati d’animo, capaci a volte di abbandonarlo totalmente e dirigersi verso territori più sul versante del rock psichedelico e introspettivo, come con l’incipit della titletrack disegnato dal sassofono oppure nei momenti riflessivi di “Hush-a-Bye” e “All Paths Lead to Oblivion”. E pensare che “Expulse” viene aperto con le urla di una donna che fanno gelare il sangue, ma tutto quello che ne segue è un’altalena di suoni distorti, e non solo, ma con alto tasso melodico e con le parti black inclini a ripetere i propri riif, sullo stile di Burzum, con la differenza che i pezzi di Damien T.G. sono più dinamici e variabili. Rispetto al precedente EP “SKD” il sound è meno grezzo, le canzoni hanno più strutture e confereriscono a “Expulse” l’aspetto di una rlease matura e concepita con volubile sperimentazione.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-10-04T17:09:08+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

VAN CANTO – “Break the Silence”

(Napalm-Audioglobe) Coloro che non sopportano i Van Canto alzino la mano! I tedeschi sono giunti al quarto album del loro metal a cappella e ormai, diradato ogni effetto sorpresa che aveva reso gradevoli le prime prove, le loro canzoni mostrano la corda e la ripetitività di una formula già nota. Apre le danze “If I die in Battle”, epica fino a quando non subentra la “sezione ritmica” della band, che conferisce al tutto (come sempre) un involontario effetto fra l’allegro e il semiserio; in quest’ottica “The Seller of Souls” è un vero disastro. Funzionano meglio le cover appunto perché le si legge automaticamente in un’ottica ironica: ecco quindi “Primo Victoria” dei Sabaton, cui partecipa anche Joakim Broden, e “Bed of Nails” di Alice Cooper. Discorso a parte per “Masters of the Wind” , forse l’unico pezzo davvero riuscito del lotto, quello in quale, non a caso, la componente “rakkatakka” è ridotta al minimo. Anche la ballad “Spelled in Waters” piace essenzialmente grazie alla chitarra acustica di Marcus Siepen. Aggiungiamoci pure la grintosa “Neuer Wind”, cantata in tedesco; ma per i Van Canto farei esattamente lo stesso discorso degli Apocalyptica, una band ormai finita che ricicla all’infinito una originaria innovazione.

(Renato de Filippis) Voto: 5/10

Di |2011-10-04T08:38:56+02:0004 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

MESSENGER – “See you in Hell”

(Massacre-Audioglobe) In un ambiente true metal dove sempre meno defenders danno credito ai Manowar, la ricerca di un’altra band sullo stesso stile si è fatta ormai pressante. I tedeschi Messenger offrono molto in questo senso: non possono sostituire i Kings of Metal, ma costituiscono sicuramente un gradevole entr’acte nell’attesa dei nuovi eroi del metallo pesante! “See you in Hell” segue il debut “Under the Sign”, di ben cinque anni fa, ed è null’altro che una colata di heavy metal che piove sull’ascoltatore secondo gli stilemi più puri del genere. I nostri rispettano a pieno i tempi dei brani, i temi delle lyrics, l’abbigliamento con borchie e gilet a petto nudo (terribile la foto promozionale!), e la pacchianeria di certi atteggiamenti (durante i loro concerti decapitano una bambola-dj…): questo già li rende inevitabilmente simpatici, e se si aggiunge che il songwriting ha alcuni picchi notevoli il gioco è fatto. L’epica intro “Flames of Revenge” prelude alla titletrack: più che ai Manowar, in questo caso i nostri fanno pensare proprio ai Majesty di Tarek Maghary, recentemente tornati alla ribalta e proprio grazie alla Massacre Records. “Make it right” è più stradaiola, mentre qualche intelligente innovazione (l’assolo a cascata, la voce effettata e la batteria in controtempo) si trovano nell’interessante “Alien Autopsy”. Molto epica e per nulla scontata la lunga “Falconlord”, mentre è assai banale – ma comunque trascinante – “The Dragonships”. La vetta del disco è costituita da un’altra canzone epica e solenne, “Valkyries”, con un ritornello che i miei vicini conoscono a memoria. Si chiude con una cover di “Dr. Stein” degli Helloween: la versione digipack contiene altri tre brani per un totale di ben 75 minuti. Hail to Messenger!

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-02T23:28:46+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

R.U.S.T. – “Legends”

(Pure Undergound-Audioglobe) Dopo tanti anni a scrivere di heavy metal, ormai mi insospettisco se, nella biografia promozionale di una band, leggo che fra le principali influenze ci sono i Manowar. Sembra quasi che la menzione dei Kings of Metal sempre più in crisi apra automaticamente tutte le porte del mercato! I rumeni R.U.S.T. (acronimo che sta per “Rock under the Sign of Thunder”) hanno tutte le carte in regola per piacere agli appassionati della vecchia scuola: che bisogno c’è di scomodare un modello che sarà valido al massimo per un paio di brani della tracklist? Pezzi come l’atmosferica “Sign of the King”, “Firestorm” o “Warriors of Heaven” funzionano benissimo così come sono e sono anzi legate maggiormente al classico heavy metal che al “true metal” (o come diavolo volete chiamarlo) manowariano. Un debut solido che merita un ascolto da parte dei defenders.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-10-02T23:26:39+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

HATRED – “Destruction Manual”

(SAOL) Se amate il thrash tedesco vecchio stampo, rigorosamente legato alle leggi di fine anni ’80-inizio anni ’90, i tedeschi Hatred sono la band che fa per voi. “Destruction Manual”, dotato di un booklet reso inquietante dai disegni in stile catalogo commerciale americano anteguerra, contiene undici brani che fanno subito pensare a Kreator, (altro…)

Di |2019-10-21T17:10:21+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

WOLFMARE – “Hand of Glory”

(CCP Records) Tre anni fa ero rimasto folgorato dal secondo disco dei russi Wolfmare (il primo fu pubblicato sotto il monicker Wolfsangel): “Whitemare Rhymes” fondeva in modo perfetto folk, pagan, medieval e heavy metal in un mix irresistibile di potenza, magia e una ironia di fondo che rendeva il tutto ancora più godibile. Mi sono quindi lanciato sul nuovo “Hand of Glory” rimanendo, però, piuttosto deluso. Sul disco, decisamente breve, pesano i numerosi cambi di line-up: il prodotto ha degli buoni spunti ma finisce per ripetere stancamente quando il debut aveva proposto con molta più energia. “Bring out your Dead”, che col testo ci riporta ai tempi della Peste Nera, è la colonna sonora di una indiavolata festa pagana, mentre “Das Palästinalied”, come spiega il titolo in tedesco, ci porta in Oriente. “Heaven” rimanda al folk più ingenuo e genuino, mentre la lenta “The Keening” ha un afflato lento e solenne che mi ha fatto addirittura pensare al “Requiem” di Mozart. Poco altro da segnalare in un disco che poteva essere molto, molto più bello.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-02T23:20:24+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

NACHTBLUT – “Antik”

(Napalm Records) Al secondo ascolto di “Antik” chi scrive si è ritrovato con la testa intasata da pensieri. Proviamo a riordinarli. I Nachtblut sono tedeschi e hanno realizzato due album, poi l’austriaca Napalm Records ha sentito, in ritardo visto che è del 2009, “Antik” e (altro…)

Di |2015-02-09T22:28:08+01:0001 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

DOMINANZ, “una registrazione oscura e lugubre”

I Dominanz sono un’idea di Roy Mathisen (Cult of Deception), nata nel 2006. Lo sviluppo definitivo di questo personale progetto è avvenuto grazie all’aiuto di due suoi amici: Jørn Tunsberg, chitarra (Hades Almighty, ex Immortal, Old Funeral) e Frode Gaustad, batteria (ex Thy Grief). Il risultato è l’esplosiva miscela di metal, industrial e gothic convogliati nel debutto “As I Shine”.

Puoi raccontarmi come sono nati i Dominanz?
L’orchestra Dominanz è l’erede del progetto chiamato Cult of Deception che ho iniziato nel 2006. Dominanz nasce per suonare e realizzare la musica che sento più vicina a me, insieme a qualche buon amico. Ci conosciamo da tanto, siamo amici da molti anni. Durante una vacanza in Polonia, pochi anni fa, parlai a Frode e Jørn per unire le forze con me e così i Dominanz videro la luce.

Prova a descrivere la tua musica a chi non vi ha mai ascoltato.
Dominanz è una moderna e potentemente infernale band che suona dell’atmospheric e qualcosa di industrial metal. Ciò che abbiamo tentato di ottenere con “As I Shine” è stato di creare una registrazione oscura e lugubre, ma allo stesso tempo accattivante. Speriamo che prenda ai nervi e alle emozioni degli ascoltatori, ma anche a coloro che sono in vena di festeggiare! La mia opinione è che Dominanz ha un’unica espressione. Ogni cosa riflette i miei pensieri più subdoli e abbiamo tentato di esprimere questo visivamente, qualcosa puoi vederlo nel nostro video “The End of All There Is”. Essenzialmente i membri della band provengono dalla scena black metal, questo è ovvio sia per il cantato che per la musica. Ma abbiamo aggiunto qualcosa di atmospheric e roba gothic, oltre a vari elementi industrial. La musica è aggressiva e piena di groove e abbiamo provato a ottenere un’atmosfera malata. La nostra musica è un miscuglio tra diverse influenze. Una fusione di black/death metal e un intenso e freddo sound industrial, cucito con qualche coinvolgente elemento gothic. Non c’erano le intenzioni per andare nella direzione di uno specifico genere. Dominanz sta andando per un’espressione dark e tenebrosa, ma sempre orecchiabile, indipendentemente da qualsiasi genere. “As I Shine” nel complesso è una registrazione metal!

”As I Shine”, ma cosa vuol significare?
”As I Shine” è per molti versi un titolo ironico. I testi si riferiscono al vivere sull’orlo tra la vita e la morte. Anche l’incontro con il tuo padrone nel baratro! E’ stata una delle ultime canzoni che ho scritto per questo album e pensavo che il titolo fosse adatto..

Dunque, di cosa parlano specificamente questi testi?
Circa il 40% dei testi di questo album sono stati scritti da V’Gandr, il frontman della viking metal band Helheim, nonché uno dei miei migliori amici. Ritraggono le più deprimenti situazioni al limite tra vita e morte. Ci sono anche testi erotici ispirati dalla vita eterna, i miei testi invece sono ispirati da situazioni molto più reali e che riguardano l’oppressione della gente attraverso la storia. Parlano di tutto, dalla raffigurazione erotica all’oppressione, la schiavitù e i modi per dominare l’uomo. In parte è stato tutto ispirato dalla mia visita ad Auschwitz, il quartier generale del KGB, documentari e altro. Uno dei testi è ispirato al caso di Joseph Fritzl [l’austriaco che ha tenuto segregata la famiglia per 24 anni, nda]. Io non sostengo in alcun modo queste azioni. I testi non sono direttamente su questi specifici casi, ma li ho trovati eccitanti e mi sono ispirato a loro. Ad ogni modo il tema principale è la desolazione e la distruzione….e il vivere sull’orlo della vita e la morte. Altri testi sono solamente fottuti depistaggi sadomasochisti!

Quali sono le tue influenze musicali più rilevanti?
Io ascolto una grande varietà di generi musicali, ogni cosa tipo di musica dall’heavy, brutal e dark dei Carcass, black metal norvegese come Emperor, Darkthrone, Mayhem, Dimmu Borgir, Immortal ecc. fino all’intrattenimento e alle buone produzioni di Madonna, non sono un suo grande fan, ma trovo le sue produzioni del suo ultimo CD davvero interessanti. Mi piace anche il sound negli album dei Ramstein. Tantissimo “Reise Reise” e “Mutter”! Questi album hanno un sound dark e grandioso e sono ben prodotti. Ascolto anche band come 16 Horsepower e Depeche Mode.

Il futuro in quale direzione vi vede?
Siamo stati recentemente in studio e abbiamo registrato delle nuove canzoni per il prossimo album e ci stiamo adoperando per andare avanti e continuarlo. Sarà molto metal, più estremo. Però ci prenderemo ancora cura dell’aspetto dark e tenebroso, oltre che della parte catchy dei Dominanz! Spero che l’album sia pronto entro un anno.

Altri progetti?
Come ti ho detto stiamo lavorando al nostro prossimo album. Speriamo di partecipare a dei festival nel 2012 e qualche breve tour in Europa. Teneteci d’occhio!

Grazie per questa intervista Roy, lascio a te la chiusura della stessa!
Grazie a te Alberto. C’è tanto lavoro attorno a questa release e naturalmente spero che il pubblico lo apprezzi e se così sarà di acquistare l’album! Ci vediamo on the road!

Alberto Vitale

Recensione: https://www.metalhead.it/?p=403

Di |2011-12-22T13:01:59+01:0001 Ottobre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

GIRLSCHOOL – “Hit and Run”

(Wacken Records) Le Girlschool festeggiano il compleanno di “Hit and Run” ri-registrandolo. Era il 1981 quando uscì uno dei più interessanti album della NWOBHM. I brani di questa rivisitazione suonano con una maggiore (altro…)

Di |2017-05-26T01:23:02+02:0001 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

PYRRHON – “An Excellent Servant but a Terrible Master”

(Selfmadegod Records) Esordio coraggioso per i newyorkesi Pyrrhon. Coraggioso perché suonano un death metal estremamente progressivo e contaminato da dissonanze e cacofonie jazzate. Un sound intricato e complesso che già dopo l’iniziale “New Parasite” tiene letteralmente soffocato l’ascoltatore nei labirinti chitarristici e dei tempi. Non è un lavoro semplice “An Excellent Servant but a Terrible Master”, sicuramente impressionante e contemporaneamente mancante di fluidità. Sono poche le finestre melodiche che si aprono nel turbinio dell’album, come “Correcting the Mistake” e “Flesh Isolation Chamber”, il resto è tutto sommerso da una cinica freddezza esecutiva. I Pyrrhon sono degli eccellenti esecutori, ma musicalmente incompleti in quel comporre che li vede protagonisti solo per la tecnica eccelsa. Un sound privo di compromessi, adatto a chi ama perdersi in dimensioni parallele che diventano intricate e cerebrali.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-09-30T16:37:57+02:0030 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

RAIN – “XXX 30 Years on the Road – 1980/2010”

(Aural Music) Il mercato discografico propone spesso dei prodotti superflui, soprattutto quando si tratta di celebrare un evento o anniversario. Fortunatamente ai nostrani Rain è venuta l’idea di raggruppare un bel po’ delle loro canzoni, riarrangiarle, ricantarle e rivedendole digitalmente in studio, con Mats “Limpan” Lindfors ai Cutting Room Studios di Stoccolma. Il risultato è si quello di un “The Best of”, ma che offre una nuova chiave di lettura e un sound moderno e incredibilmente poderoso. Tredici scatenati pezzi di hard rock/heavy, nei quali si segnala l’inedito “Whiskey on the Route 666” e la versione acustica “Rain Are Us”. Una release capace di andare oltre la mera sintesi di una carriera, la quale non la racchiudi in 13 canzoni, e in grado di proporsi ai fans, ma che è anche un buon punto di partenza per chi vuole approfondire una band di rilievo del metal italiano e che tanto ha suonato oltre confine.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-30T09:01:32+02:0030 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

THULCANDRA – “Under a Frozen Sun”

(Napalm Records) La seconda prova dei Thulcandra è una conferma, per chi scrive queste righe, di quello che è la band black metal tedesca: ovvero una gruppo capace di suonare il black metal in modo pulito e senza quel briciolo di cattiveria che invece il genere spesso (altro…)

Di |2023-05-13T16:33:11+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

ABSU – “Abzu”

(Candlelight Records) Con il nuovo album “Abzu” la granitica e malsana band texana di black-thrash metal Absu scrive un nuovo capitolo della propria storia, usando un linguaggio abbastanza simile a quello degli ultimi due lavori. Sarà banale, ma il titolo e la stessa copertina rimandano inevitabilmente al precedente album omonimo del 2009. Questo è un segnale che la logica nel songwriting rispetto ai lavori  antecedenti a “Tara” è più marcata, a discapito della violenza istintuale tipica del loro sound. A conferma di questo modo nuovo di sviluppare le canzoni si può citare “Song for Ea”, un brano diviso in sei movimenti e della durata di oltre 14’. La suddetta linea stilistica in parte avviene anche grazie all’ingresso in formazione di Vis Cron alla chitarra, il quale ha un riffing molto più fluido e variopinto rispetto ai suoi predecessori. La formazione viene completata ovviamente dall’inossidabile Proscriptor McGovern, il quale si dimostra come sempre un batterista di tutto rispetto, e dal bassista Ezezu, entrato nella band al termine delle registrazioni di “Absu”. “Abzu” è un lavoro spedito, grazie a progressioni davvero furiose e ad altre più articolate perché più in sintonia con il thrash metal. A corredo si odono inserti tastieristici col mellotron, capaci di aggiungere ai pezzi quegli brevi scorci dal tono epico e mistico, necessari per sottolineare i testi mitologici d’ispirazione sumera. Fa piacere sentire che la band texana abbia ancora qualcosa da dire, con la speranza che proprio un brano così progressive come “Song for Ea”, possa essere una loro nuova direzione. Come lo stesso Proscriptor ha scritto, “la natura non rivela i suoi misteri, una volta per tutte”.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-09-29T18:49:19+02:0029 Settembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

SPEED LIMIT – “Unchained/Prophecy”

(Karthago Records) Gli austriaci Speed Limit erano tornati in pista qualche mese fa, dopo un silenzio lungo ben 18 anni, con il nuovo album “Moneyshot”; l’interesse nuovamente suscitato dalla band ha condotto la Karthago Records a ristampare (per la prima volta su cd) il disco d’esordio “Unchained”, datato nientemeno che 1986, cui si aggiunge l’ep “Prophecy” di due anni dopo. Ma forse siamo in una di quelle situazioni in cui il ‘ripescaggio’ non era indispensabile; e il ricco piatto, temo, finirà nelle mani dei soli collezionisti più invasati degli eighties. Cominciamo naturalmente da “Unchained”. Non è troppo convincente “Into the Future”, meglio le veloci “Burning Steel” e “Slave of Desire”; ma nonostante il nuovo master i suoni restano insufficienti e come ‘soffocati’. “Marriage in Hell”, sicuramente uno degli apici del disco, ha allo stesso tempo un tocco epico e marziale; “Fight to survive” suona incredibilmente inglese, “Wings of Steel” fa sognare ma è incolore la ballad “Toybombs”. Passando ora all’ep “Prophecy”, “The Prophecy/Dead Eyes” è ancora più evidente la matrice anni ’80 del sound, quasi che i nostri avessero voluto spingere verso un esasperato purismo. Dell’ep i brani migliori sono sicuramente “Lady” con il suo tocco americano e la sbarazzina “1000 Girls”, con in più lo scherzo finale “My Bonnie”. Alcuni spunti interessanti ma, in onestà, niente di eccezionale.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-29T17:33:42+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

BRAINSTORM – “On the Spur of the Moment”

(AFM-Audioglobe) Sono un gruppo longevo, i tedeschi Brainstorm: eppure non hanno mai sfondato, perdendosi un po’ nell’immenso calderone dell’heavy/power tedesco più duro. La carriera iniziata nel 1989 giunge oggi al nono disco, “On the Spur of the Moment”, animato ancora dalla voce di Andy B. Franck (in forza anche ad altre formazioni, come i Symphorce, sullo stesso stile). L’inizio è affidato a “Below the Line”, cupa, arcigna, serrata: il sound della band non è per niente originale ma è oro per chi ama il power più moderno e “cattivo”. Lo dimostra anche “Still insane”, dal guitar working molto compatto. Vicine al thrash la breve “Temple of Stone” e “Where your Actions lead you to live”, mentre “No Saint no Sinner” ha la carica giusta per trascinare l’ascoltatore. “In these Walls” è il singolo scelto per pubblicizzare il disco, ed è sicuramente il pezzo dall’appeal più radiofonico e immediato: ma il risultato, va detto, resta alquanto standard. E alla lunga il problema del disco si rivela proprio questo: monolitico nel suo incedere, “On the Spur of the Moment” non offre alcun tipo di sorpresa. Forse che sia proprio la staticità del songwriting il limite di questa band?

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-29T17:25:43+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

LEVIATHAN – “Beyond the Gates of Imagination – Part1”

(Bret Hard Records) I Leviathan, nome per nulla originale, sono una band tedesca nata da pochissimo tempo. Nel 2010 hanno realizzato un EP autoprodotto e in questo 2011 la connazionale Twilight pubblica il loro debutto, con il mastering a cura di Waldemar Sorychta. I ragazzi della Westfalia si esibiscono in un placido e melodico death metal fortemente progressivo, ma non eccessivamente complicato nei toni in quanto è giocato soprattutto sulle melodie e il loro susseguirsi, le atmosfere e le fasi smaccatamente heavy metal. I brani più tipicamente progressive sono “The Scourge We Wield” e “Sway Of The Stars”, una mini-suite di 9’; loro però amano passare da fasi veloci e agguerrite a soluzioni che strizzano l’occhio all’epic metal, come accade nella seconda parte dell’assolo di “Where Light and Death Unite”, brano comunque dalla velocità infinita, o anche a melodie medievaleggianti e folk, come in “Servants Of The Nonexistent” e “About Fangs And Feathers”. I Leviathan riescono a tessere riff dall’ampio respiro, sorretti da influenze epic-cassic metal e inevitabilmente dalla tradizione progressive metal più recente. Avrebbero potuto sbagliare questa prima vera prova, ma i Leviathan, senza voler strafare, si sono dimostrati all’altezza.  Adesso non resta che attendere la parte 2 di questa storia!

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-28T19:06:05+02:0028 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

SKELETAL SPECTRE – “Occult Spawned Premonitions”

(Selfmadegod Records) “Occult Spawned Premonitions” è l’album adatto a chi ama doom possente  e con suoni corposi e dai ritmi andanti. Gli Skeletal Spectre mischiano il doom e il death metal old style, provocando un suono roccioso e robusto, privo di fronzoli e con tanta immediatezza. Un drumming essenzialmente semplice e perennemente in modalità tum-tam! Le voci sulfuree sono cariche di riverbero e la copertina ha uno stile il quale ricorda le copertine di “Vampirella” o Lanciostory. Sono questi i tratti distintivi del trio svedese, composto da Vanessa Nocera alla voce, Behold the Pentagram alle corde delle chitarre e del basso, e Haunting the Beyond alla batteria. “Occult Spawned Premonitions” offre diversi spunti piacevoli come la inquietante “Raw Head & Bloody Bones”, l’insolita, per via del ritmo, “Sekhmet Prowls the Azure Night”, “Screams from the Asylum”, dal retaggio metal punk e qualche episodio sabbathiano sparso in giro nei pezzi. Alla lunga però “Occult Spawned Premonitions” tende anche a stancare, difetto dovuto alla durata, in media sui 5’, di questi nove pezzi rocciosi e che poche volte si rivelano dinamici. Gli Skeletal Spectre si rivelano comunque interessanti, soprattutto per la loro attitudine sincera e abbastanza underground.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-28T19:00:26+02:0028 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

MANILLA ROAD – “Playground of the Damned”

(High Roller Records) Con la rinascita dell’heavy metal risorge anche il vinile: e gli storici epic-metallers Manilla Road hanno ceduto alla High Roller Records i diritti per la realizzazione di 1000 LP della loro ultima fatica “Playground of the Damned”. Come spesso è accaduto nella lunghissima discografia di questa cult band, ci sono pochi legami fra un disco e l’altro: nell’opener “Jackhammer” il sound è del tutto diverso rispetto a quello dell’ultimo “Voyager”, e Shelton ci riporta sui lidi magici e direi edwardiani cari alla band. Peccato per la produzione veramente minimale, che evidenzia troppo i suoni alti della batteria. Molto più serrate “Into the Maelstrom” e la titletrack, che invece risentono di una atmosfera vagamente thrash. “Grindhouse” è un omaggio al genere di b-movies riportato in auge da Tarantino e Rodriguez: forse è il pezzo più debole del lotto per una certa staticità, ma si fa notare l’acido solo conclusivo. Si accennava ad Howard, ed ecco appunto che la bella “Fire of Ashurbanipal” mette in musica un suo racconto; in conclusione “Art of War”, dove ad una prima parte prevalentemente acustica ne succede una seconda 100% epic metal dura e marziale. “Playground” dovrà sgomitare parecchio per entrare nel cuore dei fans, attratti dai capolavori anni ’80 della band, ma non è certo da disprezzare.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-09-27T19:55:01+02:0027 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

KITTIE – “I’ve Failed You”

(Massacre Records) Ottimo ritorno delle ragazzette più imbestialite della scena metal. Le canadesi Kittie raggiungono quota sei album nella propria discografia e salta subito all’orecchio la riduzione della matrice metalcore e dello stesso nu metal. Le Kittie, in questo album, sono più thrash metal (“Already Dead”) e con richiami allo sludge. Quasi abbiano asciugato e sottratto qualcosa al proprio sound. Potrebbe essere letto come un discorso di maturità e di evoluzione, dopo cinque album devi pur guardarti dentro invece di prestare attenzione a quello che ti succede intorno! I riff cavalcano possenti, affiancati dal drumming robusto di Mercedes Lander e l’insieme diventa una parete di granito, la quale viene abbellita melodicamente solo dalla voce di Morgan Lander, quando è nelle fasi clean perché per il resto è quella di un’indemoniata. La monoliticità dei suoni e la maggior parte dei tempi medi e lenti rende necessario qualche ascolto in più, per memorizzare tutto il guitarworking e le linee melodiche. C’è comunque qualche scorcio giunto dal loro passato stilistico, come “Never Come Home” e “Whisper of Death”. Con “I’ve Failed You” le Kittie non hanno per niente fallito!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-09-26T21:01:32+02:0026 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, K|Tag: |

PRO-PAIN – “20 Years of Hardcore”

(AFM Records) Per celebrare il ventennale della band newyorkese hardcore Pro-Pain ecco pronta una raccolta corredata da CD e DVD. Nel CD sono presenti 23 canzoni: 4 nuove, 4 classici rieditati, 1 cover (dei Böhse Onkelz) e le restanti provenienti da un live a Brno, nella Rep. Ceca. Totale di 78 minuti. Il DVD include esibizioni live, particolarmente un live a Belgrado del 1988, filmati girati dai fans, e materiale video inedito di vario genere. Esaurita la scheda tecnica del prodotto, viene da chiedersi come mai per una band che ha già pubblicato due raccolte, un live e un DVD, oltre ad essere stati oggetto di un tribute, si decida di proporre un CD ricolmo di un live tutto sommato registrato maluccio, visto che i brani perdono nella resa finale. Pubblicare un semplice live in due dischi, ripulendolo delle carenze sonore o un singolo DVD sarebbe stato molto meglio. “20 Years of Hardcore” diventa penalizzante per chi non ha mai ascoltato a fondo i Pro Pain e diventa un capitolo documentaristico per chi li ha seguiti da sempre. Per questi 20 anni si poteva pensare a qualcosa di qualitativamente superiore.

(Alberto Vitale) Voto: 5/10

Di |2011-09-26T20:50:06+02:0026 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

AS THEY BURN – “Aeon’s War”

(Siege of Amida) Band francese, ma con musicisti multietnici, che si trova al debutto con un album davvero interessante e, soprattutto, non noioso o scontato. Gli As They Burn suonano un metalcore carico di groove e davvero cattivo, potente e ricco di spunti e situazioni mutevoli. Probabilmente perché ha in seno anche i germi del death metal e del thrash. C’è qualcosa dei Meshuggah nel loro sound, almeno dal punto di vista concettuale, perchè il metal degli As They Burn è quello di una macelleria che sminuzza ogni riff possibile. Sono francesi, quindi assimilano la lezione dei connazionali Gojira, ma loro sono più sinistri, cupi e “malati”. Un sound deviato, psicotico, devastante e a tratti progressive, prego ascoltare “Psychoactive Green Fairy”, oppure post metal come in “Unfinished Creature” e in alcuni squarci di “Distorted Rules” e “City ov Pyramids”. Etichette a parte e superando i tentativi di definizione, “Aeon’s War” è un magnifico debutto. L’auspicio è che gli eclettici As They Burn continuino così.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-25T18:00:41+02:0025 Settembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

GORATH – “Apokálypsis (Unveiling the age that is not to come)”

(Twilight) L’ultimo lavoro in studio dei belgi Gorath è stato “MXCII”, dello scorso anno. La band del Limburgo è diventata oggi un’unità d’intenti di quattro musicisti, dopo essere partita, nel 1996, per volere dell’unico musicista Filip Dupont. Questa nuova release parla dell’Apocalisse, “Apokálypsis”, e di quando i sette angeli soffieranno nelle trombe, per dare l’inizio all’ultimo capitolo dell’era umana. Un argomento devastante, l’epitaffio dell’umanità. Eppure il black metal dei Gorath in questo nuovo album appare ancor più misurato e preciso. Non c’è caos, non c’è disperazione, ma una lucida costruzione dei pezzi tali renderli dei capitoli di una ipotetica narrazione dell’evento biblico. “Apokálypsis” è nel solco dello stile sperimentale e progressive della band, con momenti veloci e altri lenti e inesorabili, malinconici e sperimentali. Giocano sulle atmosfere, sulle sensazioni e le narrazioni di scenari decadenti i Gorath e ci sono riusciti davvero bene.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-26T11:57:39+02:0025 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |
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