(Grimm Distribution/MurdHer Records/Satanath Records) Ho tentato di tradurre titoli e nomi, ma anche il traduttore di Google ha abdicato. Allora, il gruppo è russo e qui non ci piove. E manco farlo apposta, le prime note dell’album mi hanno rimandato ai Dark Lunacy, che della Russia come ben sappiamo han fatto la loro musa ispiratrice da ormai un bel po’. In effetti gli elementi in comune non sono pochi: uso di cori femminili, uso abbondante di archi, melodie classicheggianti e voce in growl piuttosto profonda. Sembra paradossale, ma la Russia nell’atmosfera si sente molto di più negli italiani che non in questa band ma penso che sia una cosa voluta da entrambi. Ecco, se vogliamo invece passare alle differenze, qui siamo più sul death puro di matrice tecnica. Difatti i passaggi non sono sempre così immediati e magari un paio di ascolti sono necessari per carpire bene tutte le sfumature. Sopratutto questo particolare, unito ad una produzione davvero più che buona e ad una precisione esecutiva, contribuisce a mantenere sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore. Difatti il platter non risulta mai pesante o lezioso, ma riesce a trovare il giusto connubio tra melodia e tecnica. Decisamente un album riuscito.

(Enrico Burzum Pauletto) Voto: 7,5/10