
(ATMF) Black metal di altissimo livello. Supremo, tuonante, lacerante, carnale, suonato e mixato dannatamente bene! Gli italiani Feralia sembrano essersi trasferiti in Svezia. Un disco che va oltre il black, che non si lega a specifiche varianti del black, un disco che sfugge, che inganna: dal blast beat più nordico che mai ai passaggi atmosferici di matrice doom (con spunti che raggiungono il livello liturgico degli Abysmal Grief), passando per atmosfere intime, suggestive, sognanti… quasi l’anticamera della fine, che non è mai una vera fine, in quanto l’album punta al confronto con la morte non come ultimo capitolo, ma come soglia verso una conoscenza proibita. C’è infatti del sacro nel sound, c’è una forte componente rituale, ci sono culti ed espressioni arcane legate all’antico mondo romano, attraverso riti dimenticati, culti ormai soffocati dentro gli impenetrabili labirinti del tempo, fino all’ispirazione tratta dal rituale necromantico di Erichto, un rito di magia nera estrema descritto nel VI libro del Pharsalia (o Bellum Civile) del poeta latino Marco Anneo Lucano. La maga tessala Erichto, tra i caduti nei campi di battaglia, non evoca semplicemente un’anima, ma costringe con la violenza l’anima di un caduto a rientrare nel suo corpo martoriato per svelare il futuro. Brani come la opener “Ballata Avernale” valgono l’intero album, tante sono le sfaccettature che offrono. Travolgente e dal forte senso epico “Ver Sacrum”, teatrale “Pharsalia”. È da ammirare la transizione dal synth cosmico di “Empireo” verso la furia ancestrale di “Marpiter”; misteriosa “Defigere”, contorta e imprevedibile la conclusiva “Miasma”. Brani grezzi, con scream selvaggi, e brani caratterizzati da una potenza corale baritonale. Arpeggi ipnotici, riti occulti, chitarre feroci, suoni ambientali, riff di basso irresistibili, tempi estremi, mid tempo esaltanti, divagazioni melodiche, parentesi tetre, momenti che strizzano l’occhio al symphonic black, massacri che venerano le forme più radicali e integraliste del black. I Feralia creano un equilibrio volutamente instabile tra un’infinità di varianti della musica estrema e di espressività occulta. Ogni istante suona tanto marcio e antico quanto esaltante e musicalmente fresco. “Ultima Requies” è qui per raffreddare la vostra estate, per farvi desiderare le notti buie dell’inverno.
(Luca Zakk) Voto: 9/10




