
(Prophecy Productions) Inchinatevi dinnanzi al Dio del fuoco infernale. Una carriera che dura da oltre sei decenni, una voce unica, teatrale, potente… una personalità eccentrica, origine dell’impostazione estetica e artistica di una infinità di artisti che sono venuti dopo. O che verranno in futuro. Creatore di spettacoli che sono diventati un culto, un rituale, un dogma, autentico artista sperimentale, tra la danza e la recitazione, tra il canto e performance funambolesche. Space rock, prog rock, radice essenziale dello shock rock. Senza di lui non ci sarebbero state una infinità di icone, dai Kiss a Alice Cooper, da David Bowie a Marilyn Manson, fino all’intera galassia del black metal… anche perché — ricordiamocelo — il corpse paint porta la sua firma. Solista o leader dei Crazy World of Arthur Brown, dai Kingdom Come dei primi anni ’70 a collaborazioni che hanno toccato The Alan Parsons Project, Robert Calvert e gli Hawkwind stessi. Una voce lirica dal registro molto ampio, in particolare le sue urla acute da banshee che hanno forgiato una infinità di cantanti heavy metal venuti dopo, con una presenza scenica teatrale ricca di costumi, di danze, fino all’iconico casco infuocato, tutt’oggi inseparabile elemento delle sue esibizioni, ancora frequenti, visto che a 84 anni suonati non ha ancora deciso di darsi una calmata. La title track è space rock psichedelico di imperiale fattura, con la voce di Arthur che lascia il segno. Incredibile e inclassificabile la canzone/recita “With a Tear”, supportata da un beat deliziosamente irregolare, assoli di chitarra provenienti da un’altra dimensione e una dimensione corale ipnotica. Dark folk e ambient al servizio di una performance recitativa sublime con “The Source”, ancora ambient ma multidimensionale con “Seven”. Power rock che sembra uscito da un disco degli Hawkwind (o viceversa?) con “Bursting the Bubble”, mentre la delicata “Water on Stone” accompagna verso la tanto tuonante quanto delicata “Open Hearts”, verso la pura poesia della conclusiva “Enough”, un brano che lascia il segno, che invita a un nuovo ascolto, quasi invitandoti dentro il pazzo mondo fatato di Arthur Brown. Un visionario sperimentale incredibile, un pioniere artistico che ha trovato la pace a casa sua, il luogo delle sue origini, nella natura verde e nelle brughiere del North Yorkshire, in un luogo ancestrale, dentro una dimensione folkloristica che si abbina così perfettamente alla sua iconica immagine. Tutto ciò ha ispirato la poesia e la magia di questo “Nature”, tra l’album e l’opera teatrale, tra la musica e il noise, tra la recita e il canto, tra l’arte e la pulsazione antica della linfa vitale di tutto ciò che ci circonda. “Nature” è la natura. “Nature” è la sintesi dei misteri dell’esistenza. “Nature” è un artista sempre concettualmente davanti a tutti che si ferma, resta intenzionalmente indietro, per ammirare ciò che è stato e non solo quel che sarà, ascoltando il vento che soffia tra gli alberi, ispirando musica registrata all’aria aperta e non solamente rinchiusa dentro uno studio. Tanta poesia che viene dal cuore, poesia che se ne infischia di metrica, regole e forzature di alcun tipo. Una produzione stellare, un groove immenso, un bilanciamento artistico incredibile. Un’opera d’arte che non è un epilogo, piuttosto un glorioso nuovo inizio.
(Luca Zakk) Voto: 10/10




