(Void Wanderer Productions / Dusktone) Jacopo Gianmaria Pepe dei Dawn Of A Dark Age e non solo, insieme a Giuseppe Emanuele Frisone dei Clactonian e altri, esordiscono con una variopinta marcia funebre. “Atlantic Ridge” è un luogo nel quale il black metal spartano e diretto viene contaminato da sonorità di stampo funeral e doom, oltre che da un’atmosfera imperante e da momenti di tipo drone. Con l’ausilio del batterista Gabriele Gramaglia e di Elisa Mucciarelli, al canto nella sola prima canzone dell’album, gli Atlantic Ridge creano un’opera teatrale volta a unire mistero e luoghi — ogni brano è riferito a una particolare zona geografica — in un viaggio nel quale spazio e tempo si sovrappongono. Pepe agli strumenti e Frisone alla voce delineano un percorso che si svolge nel tempo, il quale si dilata, e in esso si sviluppano atmosfere maestose, dense di malinconia esistenziale, come una fosca visione delle cose, nonché di mistero. La chitarra solista è tagliente e a tratti gracchiante, mentre le tastiere riempiono o, in certi casi, completano i temi melodici. Se le melodie rappresentano un punto di forza, la struttura dei pezzi — o meglio, alcune parti di essa e il modo in cui si susseguono — è invece un elemento da rivedere. L’arrangiamento dei brani non offre grande uniformità né sufficiente fluidità, anche a causa dei molteplici stacchi e cambi che alterano i pezzi stessi. Alla lunga, durante l’ascolto, si avverte un senso di stanchezza: immaginando le diverse parti melodiche e strutturali come isole sparse in questa geografia ignota, si prova smarrimento nel tentativo di unirle in una visione d’insieme. La band costruisce così la propria narrazione, avventurandosi tra stili melodici differenti che potrebbero coesistere in maniera più efficace in futuro.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10