(Cosmic Fire Records) Nutro un sincero rispetto per Joe Sims, fondatore e anima degli statunitensi Axemaster, band nata nel 1982, sciolta un paio di volte e rifondata con moniker differenti (The Awakening e Inner Terror), per poi tornare definitivamente con il nome originale. La mia ammirazione verso il chitarrista americano è dovuta alla coerenza e alla caparbietà dimostrate nel portare avanti la propria musica senza cedere a compromessi o seguire mode, rimanendo fedele a quel sound ottantiano che ha contribuito a forgiare insieme a compagini come Omen, Helstar e Metal Church. Power metal di stampo americano, quindi, con una spiccata componente epica e frequenti richiami al doom. Una coerenza dimostrata anche a discapito del successo, che non è mai arrivato, complice la qualità altalenante degli album pubblicati, caratterizzati da una forte discrepanza tra brani ben riusciti, talvolta davvero bellissimi, e altri riusciti male, estremamente noiosi al punto da affossare quanto di buono fatto in precedenza. “Of Beasts And Plagues” mette infatti in mostra i medesimi pregi e difetti che hanno caratterizzato i due precedenti lavori, “Overture To Madness” e “Crawling Chaos”, ossia una manciata di pezzi potenti, epici ed evocativi da una parte e altri monolitici, ripetitivi e noiosi, al limite del fastidioso, dall’altra. Nella prima categoria rientrano sicuramente brani come “Murder Of Crows”, dotato di un riff efficace e di ottime linee vocali da parte del singer Geoff McGraw, autentico ago della bilancia e in grado di cambiare le sorti dei brani. Se infatti la sua prova valorizza pezzi come la citata “Murder Of Crows” o la bizzarra “Danse Macabre”, la sua interpretazione monocorde sulla già noiosa “Machine” appesantisce oltremodo un ascolto già penoso. Ancora peggio nell’epica “Dagon Rising”, dove, al netto di un ritornello interessante, l’approccio thrashy delle strofe risulta fuori luogo. Lo stesso approccio, questa volta azzeccato, valorizza la potentissima “Kissed With A Fist”, mid-tempo à la “Symphony Of Destruction” molto godibile, seppur prevedibile. Un album onesto, sicuramente suonato con passione, ma che si trascina dietro pregi e difetti che da sempre caratterizzano la band statunitense.
(Matteo Piotto) Voto: 6,5/10




