(Chien Noir) Tutto ciò che scorre nell’album “Feeding the Void’s Luster” è un ipnotico post metal con sfumature sludge, dalle luci basse e un’atmosfera fosca e forse poco rassicurante. I Ddent con i loro strumenti generano suoni gonfi, tesi a espandersi e a rendere il tutto un campo di forze che sprigiona onde continue. Un buco nero che, invece di assorbire, esonda verso l’esterno, sporcando l’universo circostante. La band in “Feeding the Void’s Luster” semina diversi elementi, come il doom metal, però tutto viene ricoperto da questa aria oscura che annerisce ogni cosa. “Feeding the Void’s Luster” è come l’avvicinarsi di un incubo. I suoni sono frequenze monocordi, l’insieme delle chitarre e del basso è al pari di un’eruzione di materia caliginosa e annichilente. I Ddent, con questo stile, rappresentano il lato meno poetico e meno intimista possibile del post metal: ne sono una versione inesorabile e un po’ spietata. La musica è come uno specchio nero nel quale i brevi e smorzati lampi rappresentano i cambi di passo, le variazioni melodiche, dove però tutto è esiguo, scarno, di fronte alla monoliticità degli elementi che costituiscono l’album stesso. “Feeding the Void’s Luster” tocca i punti nascosti della nostra anima ma non mostra speranze di una rinascita dopo aver visto l’abisso.
(AlbertoVitale) Voto: 8,5/10




