(Avantgarde Music) Il duo canadese Barren Canyon sembrava scomparso. Debuttò nel 2014 con “Close the Circle” autoprodotto, firmò poi con l’italiana Avantgarde Music per far uscire il buon “World of Wounds” nel 2014. Poi il silenzio. Quasi un oblio. Ed ora, a otto anni di distanza, arriva “A Virulent Stream”… davvero un vapore virulento che spinge avanti un assalto sonoro di pregiato black metal atmosferico. Il titolo è tratto da un testo di John Cotta, medico inglese autore di libri e altri testi sulla medicina e la stregoneria, che recita: “Tutti coloro che fondono ottone o rame notano che si sprigiona un vapore virulento il quale, penetrando nei polmoni con il respiro, vi imprime le sue tracce, provocando infiammazioni e una predisposizione a eruzioni cutanee maligne e alle piaghe pestilenziali chiamate vaiolo”; questo fuoco, questa devastazione, questa pestilenza vengono qui celebrati ed esorcizzati con keys che dipingono ambientazioni sognanti, epiche, cosmiche, spesso in chiave dungeon, il tutto sopra un drumming pulsante, profondo, lento e marziale, un assalto sonoro dilaniato — come piaghe — da quelle vocals strazianti, letali, penetranti. La scuola di Burzum c’è tutta, ovviamente, una scuola che act quali gli svedesi Lustre hanno saputo portare al limite, una scuola che i canadesi rivedono, iniettandoci un senso depressivo ma intensificando la bellezza decadente delle melodie. Gli artisti urlano di aria nociva e agenti contaminanti presenti nell’aria della società industriale, tra la venerazione e la condanna dei mali del mondo moderno, quel mondo che riempie il cielo di fumo nero, come evidenzia l’emblematica copertina dell’album. La descrizione di questa realtà post-industriale è scolpita da synth brillanti ma gelidi, atmosfere cosmiche irrespirabili, una delicatezza melodica che diventa aggressività e violenza. “A Virulent Stream” cresce, evolve, diventa una costante sensazione di meravigliosa dualità tra miasmi soffocanti provenienti da un mondo nel quale cemento e metallo hanno sostituito la natura e quella attraente mancanza di atmosfera respirabile, quel sentirsi liberi, dispersi nell’infinità lontana di galassie remote.

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10