(Fastball Music / Bob Media) Trovo adorabile questa band di Boston che mischia lo stile industrial e certe stilizzazioni melodiche, alcune tipiche del power rock e dell’AOR degli anni ’80. Per quanto dei Blitz si parli di industrial metal, aspetto riscontrabile in tutta la durata di “Bitter Me”, la band in realtà si lancia frequentemente nel crossover e nella rivisitazione di canovacci melodici e strutturali che richiamano soluzioni ben al di fuori del suddetto industrial metal. Per esempio Marilyn Manson, l’horror rock, la new wave, esternazioni quasi funk e pseudo rap, idee alla Ministry degli ultimi anni e altro ancora. Su tutto, però, campeggia una capacità melodica interessante che traspare attraverso tutti gli stili toccati dalla band. Si passa da linee melodiche hard & heavy e hard rock a situazioni tipicamente industrial, il tutto tra chitarre laboriose e un comparto ritmico vivace, bravo anche a contribuire agli arrangiamenti. Spuntano venature quasi pop, ma la band non vi insiste più del dovuto. “Bitter Me” è costruito su dieci canzoni che non sono mai uguali a sé stesse, ma sono capaci di toccare corde intense oppure di apparire d’impatto, con quell’elettronica che infine serpeggia un po’ ovunque e sempre in maniera intelligente. La produzione è un po’ acerba, però ogni strumento emerge con chiarezza e l’equilibrio tra melodia e comparto strumentale è ben centrato. L’album è un concept che richiama un futuro collocato nel 2066, una data nella quale le cose non andranno affatto bene per l’umanità. Tuttavia non è un lavoro cupo: al di là della copertina e del concept stesso, in “Bitter Me” esistono molte sfaccettature, sia nelle atmosfere e negli umori sia nei suoni.

(Alberto Vitale) Voto: 8/10