(Meuse Music Records) Quarto album per i Doomcult, formazione proveniente dai Paesi Bassi ma, musicalmente, con il cuore in Inghilterra; il loro doom/death metal pesca infatti a piene mani dai cosiddetti “Peaceville Three”, ossia Anathema, My Dying Bride e Paradise Lost, o almeno così è stato fino al precedente lavoro “Failure Of Life”. Quest’ultima release, infatti, pur non operando alcuno stravolgimento stilistico, mette comunque in mostra qualche piccolo cambiamento, incorporando, per stessa ammissione della band, alcune nuove influenze; dopo aver visto dal vivo i francesi Ataraxie, il leader J. G. Arts ha infatti realizzato che inserire alcune partiture più dinamiche e veloci avrebbe giovato alle nuove composizioni, rendendole più coinvolgenti anche in chiave live. Questo nuovo approccio è particolarmente evidente nell’opener “Necromancer”, dal riff arrogante e diretto, più vicino a certe cose degli Orange Goblin che ai My Dying Bride. Buona anche l’idea della seconda voce, piuttosto aggressiva e sgraziata, quasi thrash, che si integra bene con il growl profondissimo tipico del genere. “Consciousness” rimescola nuovamente le carte, proponendo un brano che si colloca a metà strada tra le nuove intuizioni dell’opener e le classiche sonorità inglesi tipiche della band. Ma il vero capolavoro dell’album è “Sacrifice”: quindici minuti di pura arte, tra intrecci vocali, riff catacombali, arpeggi acustici e blast beat, tutti tasselli di un puzzle sonoro perfettamente incastrati tra loro, per quello che è destinato a diventare un classico della band olandese. La quale, quasi a voler dimostrare la lenta ma inesorabile evoluzione intrapresa negli anni, ha pensato bene di riproporre “Angel”, in assoluto la prima canzone da loro scritta, dieci anni or sono: un ottimo espediente per dimostrare come si possa crescere e cambiare, pur rimanendo fedeli a se stessi.

(Matteo Piotto) Voto: 8,5/10