(Ripple Music) La band dell’Idaho Ealdor Bealu ha già un bagaglio di attività alle spalle. Autori di uno stoner-heavy psych, la formazione prevede due chitarre, batteria e una bassista che è anche la voce principale. In realtà Rylie Collingwood è aiutata al microfono da Carson Russell e Travis Abbott, i due chitarristi. Si apre così un discorso su “Graves of the Silent Plain”, che prevede un parco vocale particolare: Rylie usa anche il growl, pur manifestando registri aggraziati e puliti, mentre nelle parti in cui sono i due chitarristi a cantare, li armonizza. Le armonizzazioni sono un coacervo di elementi, tutti degnamente legati a un discorso tra il desert rock e lo stoner. Dunque sound roboante, con groove, sprazzi di psichedelia e il sole cocente che arroventa tutto. L’album scorre con una fluidità incalzante, tenendo conto però che le composizioni hanno tutte un minutaggio di una certa durata e sono cinque in tutto, per poco più di quarantadue minuti. Oltre al discorso sul cantato, c’è anche da sottolineare la capacità batteristica di Cameron Elgart, all’occorrenza anche chitarrista, che presenta un lavoro perfetto per ogni andatura, presa di direzione e timbro deciso dalla coppia di chitarristi. Solidità, ritmo e una buona fluenza tra i comparti dei pezzi sono merito proprio di Elgart. “Erosion”, a parte qualche vocalizzo di Rylie Collingwood, è un maestoso e bellissimo lavoro strumentale che rientra nei meandri di un rock mischiato con il folk e la psichedelia.

(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10