(Dark Essence Records) Hoest è inarrestabile. Trent’anni di carriera. Nono album… un sacco di cose da dire, cose nuove, pur mantenendo uno stile tradizionale che non si discosta da quel black metal nordico che esprime una deviante purezza. I dieci minuti della opener “Einstoeingen og Eg” scorrono veloci, impetuosi, seducenti, coinvolgenti. Taake al 1000%. Taake in una forma pura e definita. Letale ma coinvolgente. Violenza e chill, oscurità e luce. Questi sono i Taake del terzo decennio. Provocante e incontenibile “Et Dyr tok min Hud”, un brano ricco di dettagli, con un groove micidiale e linee vocali selvagge come solo Hoest sa fare. “Engler” è più profonda, più introspettiva, più intima, se vogliamo, uno scorcio sulla personalità del main man che, a quasi cinquant’anni, non mostra alcun segno di cedimento. In chiusura “Av Guds ville Naade”, quasi banale, decisamente essenziale, genialmente old school, senza dimenticare una superlativa teatralità intelligentemente scandita dentro questi nove minuti di estremi musicali esaltanti. Melodie agghiaccianti, passaggi riflessivi desolanti, violenza sonora senza compromessi. Un altro disco. Un altro tour. Un altro numero infinito di concerti. Hoest. Taake. Non parliamo di una band. Non parliamo di un artista. Questa è devozione. Questo è essere recidivi. “En Skog av Nidstang” non è un album, è una conferma. Un ribadire. Un assicurare. Un esaltare. Molte band della scena evolvono… mentre i Taake rimangono fedeli alla tradizione e, nel farlo, propongono un livello di innovazione impensabile, inimmaginabile, semplicemente la prova intramontabile di una visione artistica inflessibile.

(Luca Zakk) Voto: 9/10