
(Is it Jazz? Records) Credo che questo sia il loro dodicesimo disco: sono infatti in circolazione da oltre vent’anni. Tuttavia, è il loro secondo lavoro con l’eccentrica Is it Jazz? Records, forse l’unica casa discografica perfetta per questi generi, che sono e vogliono essere un libertino crossover tra jazz e qualsiasi altra cosa passi per la testa degli artisti, un trio in questo caso. Progressioni jazz che fondono al loro interno energie prettamente rock; ectoplasmi sonori che trascendono regole di ogni tipo, passando dall’impermeabilità del jazz più complesso fino a fantasie ipnotiche che arrivano alle rive del mare del pop, quasi strizzando l’occhio ad act famosi come i Khruangbin, con brani quali “And Gullit Was His Name-O” che ne confermano l’ipotesi. Ispirato all’arte e alla vita del compositore francese Erik Satie, un vero eroe per i membri della band, “Ah, Les Vaches!” è un disco strumentale pazzesco, un album nel quale gli strumenti parlano, cantano, esprimono, comunicano. Tre quarti d’ora di pura passione, di brillante magia, di musica scolpita nell’etere con maestria, con disinvoltura, con un pizzico di pazzia e una genialità fuori dal comune.
(Luca Zakk) Voto: 10/10




