(F.O.A.D. Records) Nuovo EP dei Cripple Bastards, band che non ho paura di definire leggendaria, amata e rispettata a livello mondiale dagli amanti del grindcore e della musica estrema in genere. La violenza nichilista di capolavori come “Misantropo a Senso Unico” o “Variante Alla Morte” ha alzato in maniera esponenziale l’asticella della furia espressa da act come Negazione, Upset Noise, Nerorgasmo e altri pilastri della scena hardcore italiana. Un approccio che non ha comunque impedito alla band astigiana di evolversi, esplorando orizzonti musicali al di fuori del grindcore, complici anche i cambi di line-up. Non fa eccezione “La Tua Foto Sul Marmo”, EP contenente sei brani per circa tredici minuti di musica: un minutaggio esiguo, ma sufficiente a mettere in mostra interessanti novità, tra rallentamenti thrash/death, cambi di tempo improvvisi e una velata ma percepibile vena melodica che serpeggia tra i brani. Sono fermamente convinto che l’entrata in formazione del nuovo chitarrista Eugenio Sambasile abbia contribuito in modo sensibile a conferire queste sonorità; Eugenio proviene infatti dagli Embryo, formazione lombarda dedita a un melodic death metal con qualche recente influenza metalcore, e devo dire che tale background si fonde alla perfezione con le sfuriate grind, vero trademark della band, conferendo un dinamismo e una pesantezza che rendono ancora più letale e variegata la proposta. “Il Respiro Si Chiude” esemplifica perfettamente il nuovo corso, con una partenza in blast beat e urla belluine tipicamente grind, per poi passare a partiture che, soprattutto per il pattern di batteria, mi hanno riportato alla mente le parti più furiose di “Heartwork” dei Carcass, per poi approdare a un arpeggio dissonante che precede il finale a rotta di collo. Molto più tradizionale “Scarto Del Rimorso”, punk/hardcore/grindcore decisamente old school. “Vendicativo” fonde grind, thrash and roll e slogan da manifestazione in piazza. Molto particolare la title track, con un interessante rallentamento centrale e linee vocali che spaziano dal growl gorgogliante a urla disperate affini allo screamo-core. Chiudono l’EP la devastante “L’era Della Dispersione”, una sorta di treno in corsa pronto a travolgere qualsiasi cosa gli si pari davanti, e l’altrettanto brutale “Ai Confini Di Quel Che Puoi Dire”, con un finale thrashy. Una band leggendaria che potrebbe tranquillamente sedersi sugli allori di uno stile che ha fatto scuola in tutto il mondo, ma che invece rimane attuale grazie a piccole ma costanti innovazioni del proprio sound.

(Matteo Piotto) Voto: 8/10