
(Personal Records) Interessante debutto per gli Illwind, formazione proveniente da Lima, in Perù, composta da musicisti con alle spalle un buon bagaglio di esperienza in seno a band come Cobra, Arcada, Argul e Reino Ermitaño. Il genere proposto è principalmente un heavy doom piuttosto classico, ma arricchito da influenze che vanno dallo stoner allo sludge, passando per il punk, tanto che l’ultimo brano dell’album è una ben riuscita cover di “I Wanna Be Your Dog” degli Stooges. L’opener “Crimson Skies” è magnificamente doom: massiccia, sulfurea, epica, con la voce potente ed evocativa di Marcos e linee vocali che si muovono stilisticamente tra Saint Vitus e Candlemass. Decisamente sabbathiana è “Wanderer”, granitica nel riff e psichedelicamente appassionata nelle linee vocali, mentre l’assolo di Mauricio Guerrero è da antologia. Pur mantenendo atmosfere alquanto cupe, “Portal” si rivela il brano più diretto e accessibile, con un riff portante accattivante e una sezione solista davvero notevole. “God Of Sleep” è pesante come un’incudine, nera come la pece, eppure dannatamente coinvolgente e sottilmente inquietante, mentre “Lucifer’s Mule” è un colosso di tredici minuti di oscurità assoluta, caratterizzato da una forte vena heavy rock settantiana, ma sostenuto dal drumming di matrice stoner dell’ottimo Javier Kanimoto. Un album che riesce allo stesso tempo a essere ossequioso nei confronti della tradizione del genere, sicuramente definibile come doom, ma ricco di influenze che vanno dai Sonic Youth ai Depeche Mode, dal punk all’alternative e che, pur senza emergere in maniera troppo palese, contribuiscono a rendere le composizioni interessanti e sottilmente imprevedibili.
(Matteo Piotto) Voto: 8,5/10




