(Season Of Mist) Dura da qualche anno il sodalizio tra la band del fondatore inglese Justin Greaves e l’etichetta francese Season Of Mist. Il collettivo britannico ha registrato dodici pezzi e per i quali ognuno prevede un numero diverso di esecutori. Consci di uno stile che mischia soluzioni personali a un post rock d’ordinanza, dark-gothic di altri tempi, prog e altro, la band si presenta ancora una volta con la propria esuberanza stilistica attraverso atmosfere o pezzi energici, come “Ravenettes” il trittico strutturale che forma “No Epitaph / The Precipice”, la marcia in stile Swans di “Hollows End” o il folk apocalittico di “Under the Eye”. Andare dunque all’ascolto delle composizioni di “Sceaduhelm”, significa esporsi a novità, soluzioni sempre diverse e atmosfere che mutano. Un po’ come passare da tenebre a spazi soleggiati oppure tra canzoni intimiste ad altre estrose e vivaci. Questo andare senza una continuità apparente non è spiazzante, semmai è il risultato e la resa di certi pezzi rispetto ad altri a porre qualche dubbio. La band spesso indugia in certi pezzi, con il risultato di allungare un po’ troppo il brodo: come in “Things Start Falling Apart” che resta un’evasione uguale a sé stessa dall’inizio alla fine. Anche l’intermezzo strumentale “The Void” lascia il tempo che trova e la stessa sperimentazione di “Dropout” tra drum ‘n bass e ambient. “Vampire Grave” è una revisione robusta e acida dei The Sisters Of Mercy a la successiva “Colder and Colder” ha un’andatura accattivante e un’atmosfera dark/gothic vivace. “Sceaduhelm” si ritrova con qualche scappatoia di troppo nei pezzi, come le composizioni ambient, oppure tra di loro come nel caso degli intermezzi. Troppe evasioni in giro e dun que l’album poteva essere presentato in una veste essenziale e meno descrittiva e auto-indulgente.
(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10




