(Gymnocal Industries) “Libido-induced Anabasis” è un concept album incentrato su uno dei personaggi più gettonati di sempre: lui, Sua Maestà il Diavolo… qui però intrappolato in un ruolo che non gli appartiene più, con conseguente crisi d’identità e il suo ovvio viaggio tragicomico attraverso questa nuova assurda condizione. L’etichetta norvegese scova questi quattro pazzi italiani, una band al debutto difficile da definire, da capire, da catalogare. Fanno rumore, tanto rumore. A volte troppo… No, sotto tutto questo uragano c’è del funk magistrale, del rock tuonante, un prog impeccabile altamente influenzato — quando non violentato — da blues e jazz, quello sicuramente. Tuttavia, senza la serietà di questi generi, piuttosto in un turbinio di ironia e leggerezza compositiva che diventa genialità, anziché banalità o prevedibilità. Musica libera ma soprattutto libertina. Musica senza confini, anzi decisamente illimitata. Una costante e sottile ironia, o forse una colossale derisione di tutto, di tutti, di qualunque concetto umano. Dopotutto, la vita è effimera, è breve, è limitata; inutile prendersela… meglio darci dentro con il groove, lasciare che quel basso dipinga linee incredibili, mentre chitarre virtuose, batteria groovy e voce eclettica fanno un po’ quel che pare loro, prendendo seriamente solo l’unica regola, l’unico comandamento, l’unica religione: leggerezza e ironia senza controllo!

(Luca Zakk) Voto: 8,5/10