(Season Of Mist) Il ritmo è l’elemento dominante di “Hugrheim” e lo si poteva supporre dai singoli apripista all’album: la title track, l’opener “Nauðiz”, “Freyja’s Calling” e “Heill Óðinn”. Sono canzoni create attraverso un connubio tra tradizione popolare, miti, folk e un clima sciamanico, scandito da possenti ritmi ancestrali, tribali ed evocativi. Il tutto attraverso strumenti acustici anche tradizionali, percussioni oltre a ritmi artificiali e l’uso di sintetizzatori. Accanto ai quattro singoli di quella specifica forma e stile, si posizionano anche canzoni di natura viking folk come l’ispirata e trascendentale “Berserkr (Tim’s Memorial Version)” oppure “Ljósgarðr”, con la seconda percorsa però da quei ritmi tribali assenti nella prima. In più composizioni come “Skuggaríki” e “The Lake of the Dead” rappresentano mito, luoghi dimenticati e iperborei attraverso un taglio a tratti cinematico e da colonna sonora. Mark e Asrunn spiccano per idee compositive e di arrangiamento, costruiscono uno stile di stampo trance, con fasi dunque sequenziali e marcatamente ritmate, tracciando melodie dal retaggio nordico e conferendo alla musica un trascinante aspetto rituale. Il duo francese lavora anche attraverso l’accostamento di contrasti: la costituzione del duo è infatti di un uomo e una donna, per tanto ecco la voce oscura e spessa di Mark e soave di Asrunn. Anche il ritmo si pone in contrasto, quando è deciso e ansioso, con le melodie che si pongono tra il soave e linee maestose. “Hugrheim” con i suoi dieci pezzi traccia uno spazio narrativo di gesta epiche, atmosfere antiche e attraverso questo ritmo perenne che aggira i sensi dell’ascoltatore, lasciandolo perdere in questa terra nella quale mistero, paganesimo e sentimenti si mescolano in maniera superba.
(Alberto Vitale) Voto: 8,5/10




